Dai sindaci primi segnali d’accoglienza

14 Giugno 2018

Dal Pozzo (Guardiagrele): «Da noi cinquanta giovani seguono corsi di formazione, lavorano e ci aiutano in paese»

GUARDIAGRELE. Integrazione: sostantivo femminile che nelle scienze sociali viene declinato come l'insieme di quei processi culturali «che rendono l'individuo membro di una società». Ed è proprio così che Simone Dal Pozzo, sindaco di Guardiagrele, interpreta il senso dell’accoglienza. In Abruzzo i progetti Sprar sono 12, e si trovano nei comuni di Carunchio, Fossacesia, Guardiagrele, L’Aquila, Lentella, Montesilvano, Palmoli, Pescara, Pizzoli, Roseto, Teramo, Vasto per un totale di 642 posti.
Il Comune di Guardiagrele già agli albori del progetto ha aderito allo Sprar. Una scelta quasi obbligata, all’inizio, ma che con l’andare avanti nel tempo ha esplicato effetti positivi non solo sulle persone accolte.
Sindaco Dal Pozzo, com’è andata?
«Arriveranno, ci disse il prefetto. E fu in quel momento che facemmo la scelta: subire, oppure cercare di gestire la situazione, all’insegna della collaborazione. Ho scelto la seconda via, anche per ridurre il conflitto sociale inevitabilmente legato a questo fenomeno. Posso dire che dove le amministrazioni locali hanno scelto questa strada, per quello che ho visto, conflitto non ce n’è stato, non ci sono state manifestazioni».
Esattamente, cosa avete fatto per questo centro Sprar?
«Oltre al fatto dell’accoglienza fine a sé stessa, come dar da mangiare e un tetto a queste persone, abbiamo attivato alcuni tirocini formativi con le aziende locali e una serie di progetti, anche in collaborazione con la scuola che a Guardiagrele si è mostrata molto sensibile».
Che tipo di corsi?
«Stanno per partire corsi di formazione che saranno aperti anche ai residenti, perché quello dei migranti non è un mondo a sé, ma un mondo che cerchiamo di integrare. Formazione significa svolgere attività di tipo professionale, indirizzate sull’artigianato in collaborazione con la Cna. I corsi danno titoli riconosciuti sia agli stranieri, sia ai cittadini italiani che vorranno seguirli».
Quanti stranieri ci sono oggi nel centro Sprar?
«A Guardiagrele è prevista accoglienza per 60 immigrati, ma attualmente ce ne sono 50. Gli ospiti fanno corsi di italiano, seguiti dai mediatori culturali. Tra l’altro, quando abbiamo aperto il centro Sprar, come elemento di valutazione nelle gare per la fornitura dei prodotti abbiamo anche introdotto quello delle materie prime, dando la preferenza a quelle locali».
Ci sono stati anche momenti belli di integrazione, come quando Rasel e Mahfuz trovarono un portafogli con 50 euro in contanti, e carte di credito, smarrito da un signore del posto. I due, senza pensarci due volte, hanno rintracciato il proprietario, non senza qualche difficoltà legata alla lingua, e hanno restituito tutto. Ci sono stati altri momenti di grande integrazione?
«Sì, quando ci sono state le nevicate, nel 2017, e ci hanno dato un grande aiuto a liberare le strade. Per questo, nel corso di un incontro pubblico, abbiamo consegnato loro attestati di ringraziamento per il lavoro svolto»
Complessivamente, la cittadina, che tipo di atteggiamento ha avuto rispetto all’iniziativa del centro Sprar?
«Non rilevo che ci sia, almeno all’esterno, un sentimento di fastidio. D’altra parte le politiche migratorie viaggiano sulle nostre teste, e a noi amministratori locali tocca cogliere queste occasioni e volgerle anche a vantaggio delle comunità che amministriamo».