Dal bunker alla nuova scuola: la seconda vita della piccola Slata

24 Marzo 2022

Sei anni e mezzo, fino a una settimana fa era nello scantinato di un palazzo per ripararsi dalle bombe Ieri il primo giorno alla primaria Mazzocco. La mamma: i compagni l’hanno accolta con regali e affetto

MONTESILVANO. Fino a una settimana fa dormiva nello scantinato di un palazzo per ripararsi dalle bombe. Ieri, invece, per lei si sono aperte le porte della scuola elementare Mazzocco dove la piccola Slata frequenterà le lezioni insieme ai suoi coetanei montesilvanesi che l’hanno accolta con regali e disegni. Originaria di Brovary - la città ucraina diventata tristemente nota per la denuncia del sindaco in merito agli stupri e alle uccisioni delle donne da parte dei militari russi - la bimba di 6 anni e mezzo è una dei 117 profughi ospiti dell’hotel Antagos di Montesilvano. Qui Slata è arrivata una settimana fa insieme alla madre Alla, 37 anni, che in Ucraina realizzava e vendeva accessori di lana e che conosce bene l’italiano per aver vissuto 5 anni nel nostro paese. È lei a raccontare come la loro vita sia cambiata radicalmente nell’ultimo mese, passando dal terrore del bunker alla nuova avventura di Slata nella scuola italiana. «Il 24 febbraio abbiamo sentito delle esplosioni», racconta. «Subito dopo un vicino mi ha chiamato per dirmi che dovevamo scappare. Così ho preso pochi vestiti e abbiamo raggiunto dei parenti in un altro paese. Ma anche lì suonavano le sirene di continuo e abbiamo trascorso dieci giorni in uno scantinato, al freddo, senza poter uscire».
Nel bunker la piccola Slata trascorreva il tempo giocando a rincorrersi con altri bambini e disegnando, come testimoniano video e foto scattate dalla mamma. «Ma i giorni passavano, i supermercati erano sempre più vuoti e mi sono chiesta, “quanto ancora possiamo resistere così?”. A quel punto ho deciso di partire e di venire in Abruzzo perché mia madre lavora a Martinsicuro».
Dopo due giorni e mezzo trascorsi su un autobus, madre e figlia sono state prima accolte dall’anziano assistito dalla nonna, per poi arrivare a Montesilvano. «A casa abbiamo lasciato tutto, compreso il frigorifero acceso e pieno di cibo», racconta Alla. «Nel nostro palazzo di 21 piani sono rimaste solo 3 famiglie, tra cui un uomo che paghiamo per fare la guardia e che finora ha dovuto respingere diversi tentativi di intrusione dei saccheggiatori». Nonostante l’odissea dell’ultimo mese, Slata appare una bambina serena, mentre si diverte a raccogliere fiori nella pineta di Santa Filomena. Così come è stata contenta, ieri, di iniziare a frequentare la scuola elementare nell’Istituto comprensivo Villa Verrocchio, seppure tra i timori di sua madre, preoccupata che la lingua potesse rappresentare un ostacolo. Paure svanite all’ora di pranzo quando Slata, tornando in hotel, ha mostrato i regali ricevuti dai compagni: colori, braccialetti, matite e mollette per capelli. «È andata bene, le è piaciuto tanto», rivela Alla tirando un sospiro di sollievo. «A scuola hanno fatto per lei un disegno con il bagno e con la scritta sia in italiano che in ucraino per farle capire cosa dire in caso di necessità. Poi c’è anche un’altra bambina ucraina che, pur non essendo nella stessa classe, è andata a trascorrere un po’ di tempo con lei».