Dal maestro Manzi in tv ai meme virali su internet: «Così l’italiano si rinnova»

9 Maggio 2024

A “31 minuti” viaggio tra i giovani abruzzesi e la lingua che cambia con parole nuove Il professor Ortolano dell’ateneo d’Annunzio: il linguaggio evolve come la società

PESCARA. Il maestro Manzi, in tv, insegnava a leggere e scrivere agli italiani analfabeti, figli della guerra e della miseria. Sessant’anni dopo, i professori sono diventati Tik Tok, Instagram e Facebook. In mezzo, tra il maestro Manzi e i social network, c’è la scuola di tutti i giorni che prova a decifrare il presente e a rincorrere il futuro. Si intitola “Ragazzi a scuola, l’italiano ai tempi di Tik Tok” un’altra puntata di “31 minuti”, il settimanale di approfondimento di Rete8 in collaborazione con il Centro, che va in onda questa alle ore 22.30 per la regia di Antonio D’Ottavio. Un viaggio, dalla lavagna ai meme, tra i giovani e la lingua che cambia, a partire dalle parole nuove ormai già incluse nei dizionari come “triggerare” e cioè provocare una reazione. A parlare dell’evoluzione dell’italiano, in un percorso che asseconda i mutamenti della società, Pierluigi Ortolano, docente di Linguistica italiana all’università d’Annunzio di Chieti Pescara.
Ma i ragazzi che adesso reinventano l’italiano cosa vogliono nella vita? La risposta arriva da una ricerca della Società italiana di sociologia, presentata in Parlamento con l’obiettivo di mettere a conoscenza la politica delle esigenze dei ragazzi. In questa ricerca si dice che i giovani abruzzesi sono «fortemente legati al loro territorio, che considerano bello dal punto di vista artistico, naturalistico e paesaggistico e un luogo tranquillo e sicuro in cui vivere». Sono due gli elementi principali secondo i giovani e cioè «la richiesta di essere ascoltati per esprimere bisogni, criticità e problematiche» e «la richiesta di partecipazione e coinvolgimento in percorsi di co-progettazione con le istituzioni, per mettere a punto progetti mirati in maniera strategica».
I giovani abruzzesi che esprimono questi nuovi bisogni vivono (e vorrebbero restare) in una regione che ora sta cambiando pelle: una regione che lotta per uscire dal girone dell’arretratezza, emanciparsi dal sud e agganciare il treno del centro nord. E su questo fronte la spinta dei ragazzi è decisiva. Il primo segnale è il grado di istruzione che aumenta sempre di più: secondo i dati Istat dell’ultimo censimento, il 37,1% degli abruzzesi ha almeno un diploma di scuola superiore; il 15,8% ha la licenza elementare; il 26,5% la licenza media; il 15,7% possiede una laurea e anche una specializzazione; gli analfabeti sono lo 0,7% della popolazione mentre quelli che sanno leggere e scrivere ma non hanno un titolo di studio sono il 4,3%. Tra il 2011 e il 2019, il numero degli analfabeti in Abruzzo si è dimezzato mentre è cresciuto quello dei giovani con un titolo universitario e superiore e, tra questi, ci sono soprattutto le donne. Nella geografia dell’istruzione, L’Aquila e Pescara sono le province in cui risiedono le persone con titoli di studio più elevati. L’istruzione terziaria è più diffusa nei capoluoghi di provincia mentre nei piccoli centri accade il contrario.
Sono in crescita i laureati in Abruzzo. Negli ultimi 15 anni, i laureati di primo livello sono passati da 35mila a 50mila con un più 42,3%; i laureati di secondo livello da 112mila a 135mila con un più 19,3%. Le donne rappresentano il 60,1% dei laureati di primo livello; le donne sono il 56,4% di tutti i possessori di un titolo terziario e di secondo livello e il 51,3% dei dottori di ricerca, si tratta di valori al di sopra della media nazionale. In Abruzzo ci sono quasi 5mila dottori di ricerca.
In questo quadro è un luogo comune dire che i giovani non conoscono e non sanno più l’italiano: la differenza è il contesto. I giovani di oggi sono immersi nella rete internet, comunicano via chat e usano termini che tanti adulti non conoscono e non capiscono. “Malessere” non indica più soltanto una «indisposizione fisica di natura imprecisabile», come dice il vocabolario, ma è anche una persona cattiva che provoca ansia e frustrazione. Ma altroché giga illimitati, tra gli adolescenti scorrono anche fiumi di inchiostro: ci sono anche ragazzi che, a 13 anni, hanno scritto già un libro. Francesca Annese ha 14 anni e, l’anno scorso, faceva solo la terza media, a Pescara, quando ha scritto “Heric e la profezia di cristallo”; Andrea Genovese di Pescara, a 16 anni ha scritto “L’amore ai tempi del coronavirus”; Beatrice Bonanni di Nicola, 16 anni di Pescara, è l’autrice di “Il cielo stellato dentro di me”; Filippo Guidi, anche lui di Pescara, all’età di 20 anni ha scritto “Il ragazzo che urlava in silenzio”.
E poi c’è chi si allena nel sapere perché lo studio è come lo sport: Maria Barbieri, 15 anni, frequenta il liceo classico Torlonia di Avezzano ed è la campionessa nazionale di italiano, eletta nella finale che si è svolta a Ercolano. Per vincere ha dovuto realizzare una sintesi di un saggio breve, la composizione di un testo informativo per un dépliant a partire da due fotografie dell’artista Dorothea Lange e, infine, un testo creativo che raccontava, in stile giornalistico, il ritorno di Marco Polo a Venezia. E questo è stato il verdetto della giuria, presieduta dall’accademico della Crusca Gianluca Barone: «Dalle produzioni emerge un’ottima ricchezza lessicale, supportata da una struttura sintattica non banale e da una scrittura chiara e corretta».
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