Dal satellite l’immagine della devastazione Deformata area di 130 chilometri quadrati

2 Novembre 2016

«Una deformazione che si estende per un’area di circa 130 chilometri quadrati, con uno spostamento massimo di almeno 70 cm localizzato nei pressi di Castelluccio» è stata rilevata, spiega Riccardo...

«Una deformazione che si estende per un’area di circa 130 chilometri quadrati, con uno spostamento massimo di almeno 70 cm localizzato nei pressi di Castelluccio» è stata rilevata, spiega Riccardo Lanari, direttore del Cnr-Irea, da una analisi delle immagini radar della costellazione Sentinel-1 sul terremoto del 30 ottobre che ha colpito le province di Macerata e e Perugia. Dopo quell’evento sismico, registrato domenica alle ore 7:40 con magnitudo 6.5, sono state localizzate complessivamente oltre 1.100 scosse, segnala l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. Ma quella di ieri mattina, avvertita alle 8:56 tra Marche e Umbria con epicentro tra i comuni di Acquacanina e Fiastra in provincia di Macerata, con magnitudo 4.8, è la più forte, dopo quella del 30 ottobre. È stata però eseguita in «condizioni abbastanza critiche» perché siamo in presenza di folta vegetazione, precisa Lanari, l’analisi dell’area deformata dal sisma, coordinata dal Dipartimento della Protezione Civile e svolta da un team di ricercatori dell’Istituto per il Rilevamento Elettromagnetico dell’Ambiente Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Irea di Napoli) e dell’Ingv, centri di competenza nei settori dell’elaborazione dei dati radar satellitari e della sismologia, con il supporto dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) Tali risultati. I dati «verranno raffinati nei prossimi giorni grazie a ulteriori analisi, questa volta con dati radar acquisiti dal satellite giapponese ALOS2 che, operando in banda L, garantisce stime più accurate dell’entità degli spostamenti superficiali in aree con copertura vegetale». Grazie alle immagini radar e i dati Sentinel-1 ora «è possibile delimitare la zona (40 x 15 km) in cui il terreno si è abbassato a seguito dei terremoti del 26 e 30 ottobre di magnitudo rispettivamente 5.9 e 6.5», precisa poi Stefano Salvi, dirigente tecnologo Ingv spiegando «il contributo dei terremoti alla costruzione dei paesaggi appenninici».