Dal tentato omicidio ai pacchi bomba in città
L’escalation di reati e colpi di scena messi in atto dalla donna per evitare i procedimenti a suo carico
PESCARA. Erano quattro i fronti giudiziari aperti a carico di Daniela Lo Russo. Processi e procedimenti che ora dovranno essere cancellati. Il processo in appello che doveva discutersi il 21 dicembre, e che ora andrà avanti solo per il figlio e per altri due coimputati, era il processo per il tentato omicidio del secondo marito della donna, un imprenditore di Spoltore, per il quale Lo Russo e il figlio Michele Gruosso, erano stati condannati in primo grado a Pescara, rispettivamente a 13 anni e 8 mesi e 12 anni e 8 mesi. Avrebbero cercato di uccidere l’uomo somministrandogli massicce dosi dell’anticoagulante Coumadin: sarebbe servito per realizzare un omicidio perfetto, come ha sostenuto l'accusa nel processo. Sarebbe bastato un piccolo incidente, o un’aggressione come quella organizzata da madre e figlio nei confronti dell’uomo, per causare delle emorragie interne che nessuno avrebbe potuto ricollegare alle dosi del farmaco. Ma l’intuito dei carabinieri permise di mandare a monte il piano.
Per questa vicenda la donna era stata scarcerata. Ma poco dopo era tornata in carcere per una questione legata a quel processo: la sparizione di due faldoni del processo di appello che si sarebbe dovuto tenere all’Aquila. Lo Russo, con l’aiuto del figlio aveva fatto sparire dalla Corte d’Appello i fascicoli processuali con i documenti originali, per poi bruciarli nelle campagne di Capestrano.
Gli inquirenti aquilani avevano però immediatamente scoperto quella sparizione di carte ed erano andati a casa di madre e figlio a Pescara. E lì, Michele aveva confessato tutto ai carabinieri, che ritrovarono i faldoni bruciati. Il nuovo legale di Lo Russo (ne ha cambiati sette durante e dopo il processo), l’avvocato Gianfranco Di Marcello, aveva chiesto e ottenuto per lei una perizia psichiatrica e, nelle more della perizia (che sentenziò la sua capacità di intendere e di presenziare al processo di appello), aveva tentato il suicidio in carcere a Teramo con lo stesso sistema usato ieri.
La discussione del processo di appello era stata fissata al 21 dicembre e pochi giorni prima, il 15, si sarebbe aperto il processo all’Aquila per la sparizione dei faldoni. Ma a carico di Lo Russo c’erano altri due procedimenti in corso: uno a Campobasso per i cinque falsi pacchi bomba posizionati davanti a edifici simbolo di Pescara, oltre che davanti casa del pm Rosangela Di Stefano che sosteneva l'accusa contro di lei. E l’altro, a Pescara, per una truffa ai danni di un noto costruttore cui aveva portato via una palazzina. Lo psichiatra che la visitò disse che la donna era capace di intendere e di volere, che era molto intelligente, ma anche che i traumi del suo passato l'avevano segnata profondamente. E ieri il tragico epilogo.

