Dall’Alto Adige arruolava combattenti

15 Novembre 2015

Salih, tra i 7 arrestati nell’operazione contro il gruppo del mullah Krekar, era il referente italiano

BOLZANO. Ex combattente peshmerga, responsabile di un traffico di clandestini curdi assieme alla moglie, sacrificherebbe se stesso e i suoi figli per l’Is. Secondo i carabinieri del Ros, che lo hanno sorvegliato e intercettato dal gennaio 2012, Ali Abdula Salih, curdo iracheno di 38 anni residente a Renon, in Alto Adige, era uno dei vertici della presunta organizzazione terroristica “Rawti Shax”, colpita nei giorni scorsi da 17 ordinanze di custodia cautelare per altrettanti militanti in tutta Europa. Salih, alias “Mamosta Kawa” (maestro), arriva in Italia nell’ottobre 2011, a Parma, dove gli viene rilasciato un permesso di soggiorno grazie al riconoscimento dello status di rifugiato. Successivamente si trasferisce con la moglie a Renon, anche grazie al contatto con un altro presunto membro di spicco dell’organizzazione, Abdul Rahman Nauroz, che viveva invece a Merano.

Combattente peshmerga in Kurdistan, solidale alla cellula italiana di Ansar al Islam, Salih viene reclutato in “Rawti Shax” direttamente dal mullah Krekar, come ideologo del fondamentalismo islamico, per insegnare e fare proseliti nella chat-room “Kurdistan Kurd u Islam DiDi Nwe”, sulla piattaforma Paltalk.

Secondo gli investigatori del Ros avrebbe assunto un ruolo «preminente e di riferimento» in qualità di insegnante, e, dopo l’arresto del mullah Krekar, è stato formalmente investito come uno dei referenti per l’organizzazione in Italia. Pare che Salih abbia viaggiato tranquillamente in Grecia, Turchia, Svizzera e Germania, accompagnato dal mullah Fouad, poi arrestato per associazione terroristica perché accoglieva i volontari che dall’Italia venivano inviati nei campi di addestramento in Iraq e, in seguito, a combattere contro gli americani.

Per gli investigatori, Salih avrebbe utilizzato la violenza quale strumento politico di contrapposizione ideologica e religiosa. Il “maestro” fungeva da raccordo con l’estremismo islamico internazionale, garantendo «visibilità ed efficienza della cellula italiana, che tramite i suoi collegamenti evitava l’estradizione di un membro di Ansar al Islam dall’Iran verso l’Iraq, dove era stato condannato per fatti di terrorismo». Salih sosteneva inoltre la necessità di rapimenti e attentati da compiersi in Europa o, comunque, in danno di interessi europei e occidentali in medioriente, anche per ottenere il rilascio del mullah Krekar, detenuto in Norvegia.