Dall’ex draga alla stazione: ecco l’altra città, quella dei senzatetto

Ha chiuso anche il dormitorio allestito con il piano freddo. “On the road”: molti li abbiamo sistemati Ma c’è chi continua a vivere per strada tra alcol, rischio contagi e risse che finiscono a coltellate
PESCARA. Una vita in strada. Al freddo nei mesi invernali e sotto al sole nei periodi più caldi dell’anno. Mangiano, bevono e bivaccano sul marciapiedi di via Lago di Campotosto, per ore, giorni e anche mesi. Oppure trovano riparo a pochi metri da lì, nel tunnel destinato a parcheggio, giusto alle spalle di quel marciapiedi, in via Orazio. Di notte si sistemano lì sotto, dietro al mercato coperto di via dei Bastioni, e dormono su un materasso attorno al quale raccolgono pochi effetti personali, tra sporcizia e degrado. Barboni dediti all’alcol che passano le giornate a non fare niente e per un nonnulla arrivano alle mani, come è successo sabato: due polacchi hanno discusso per una donna, poi uno ha tirato fuori un coltello e ha colpito l’altro. Lo hanno portato in ospedale e solo in un secondo momento si è scoperto che sette centimetri della lama ce li aveva ancora conficcati nel torace, a poca distanza dal cuore. Il responsabile è stato acciuffato dai carabinieri (e sottoposto a fermo per tentato omicidio) sotto al tunnel di via Orazio, non si era neppure preoccupato di sparire da quella zona, ormai punto di riferimento per senzatetto stranieri.
Ma la disperazione si accasa anche altrove, a partire dai tunnel della stazione ferroviaria dove dormono diversi irriducibili. Lo testimoniano i giacigli che lasciano intatti, pronti per l’uso, anche durante il giorno. Un albergo a cielo aperto che provoca reazioni diverse: c’è chi si indigna, chi spera in una sistemazione più decorosa per chi non sa dove dormire, chi se ne infischia e chi sollecita un intervento delle istituzioni. Di soluzioni ce ne sono, ce ne sarebbero, per chi si fa aiutare e avvicinare, ad esempio dalle Unità di strada della Caritas che offrono ai senzatetto thé caldo, coperte, quando non è possibile fare altro. Proprio la Caritas ha un dormitorio, nella Cittadella dell’accoglienza di via Alento. A causa del Covid i posti letto (che sono 60) si sono ridotti a 25, di cui 21 sono occupati, in questi giorni, per cui ne restano solo quattro liberi (il dato è di ieri, ndr). «L’emergenza coronavirus», spiega Corrado De Dominicis, direttore della Caritas, «ci ha imposto di rivedere gli spazi, di destinare un’area alla quarantena per chi dev’essere ammesso, e di usare altre due stanze per gli eventuali positivi. Da noi, poi, non si può accedere in caso di dipendenza da alcol e droga».
Altri posti letto erano disponibili fino a pochi giorni fa in via del Circuito, nella scuola Michetti, dove il Comune ha aperto un dormitorio, a dicembre, nell’ambito del Piano freddo 2020-2021. La gestione era affidata dalla cooperativa On the Road e dal 7 marzo, quando il dormitorio ha chiuso i battenti, alcune persone sono tornate in strada. In quelle stanze hanno trovato riparo tutte le sere, per tre mesi di seguito, venti persone (complessivamente gli accolti sono stati 49, tra cui 5 positivi al Covid 19) e tra loro c’erano anche i senzatetto di via Orazio. Prima della chiusura, gli addetti di On the Road – che hanno garantito anche visite mediche settimanali – si sono preoccupati di trovare delle sistemazioni alternative per gli ospiti (compreso il rimpatrio), «potendo contare su una rete che si sviluppa in tutto il paese», spiega il responsabile Massimo Ippoliti.
Nella mappa dei rifugi di fortuna c’è anche l’ex draga, altra struttura trasformata in dormitorio dalle continue occupazioni abusive. Nonostante cancelli, transenne e reti per limitare gli accessi, lì i senzatetto trovano sempre il modo di entrare, di sistemarsi e di vivere, da anni. Una soluzione che accontenti tutti, pubblico e privato, non è ancora stata trovata.
Ma un’idea c’è. Ed è della società proprietaria dell’area e della costruzione, la Dragaggio Pescara srl, che vorrebbe recuperare e rilanciare quegli spazi e pensa a un progetto di archeologia industriale, come annuncia Carlo Galimberti, tecnico di fiducia della società. Non c’è nulla di scritto, ma i tecnici che rappresentano la proprietà hanno già proposto questa idea al Comune, nel corso di un incontro. Considerato che quei fabbricati hanno una storia, un valore per la città, l’ipotesi è di farli rivivere, anziché buttarli giù e cancellare tutto, cioè le tracce di ciò che è stato. Intanto, però, mentre questa idea prende corpo, l’Ente Regionale Servizio Idrico (Ersi) sta portando avanti un’iniziativa proprio su una porzione di quell’area per la realizzazione di vasche di prima pioggia, destinate cioè a raccogliere l’acqua piovana e a depurarla. Negli anni scorsi era stata ipotizzata la realizzazione di un parco, con il trasferimento del volume esistente altrove, in un’area alternativa. Ma il Comune, per bocca dell’assessore Isabella Del Trecco, fa sapere che «al momento non ci sono proposte presentate ufficialmente» dal privato e non ci sono altre idee su cui lavorare, a Palazzo di città. Resta, quindi, tutto immutato. Con il tempo che passa, il degrado che avanza, e gli angoli della povertà sempre uguali a se stessi. Sotto gli occhi dei pescaresi e delle amministrazioni che si succedono.

