Dalla sciatalgia di Bergoglio alla ricetta per la buona sanità

L’ultimo libro del professor Santilli illustra i vizi e le virtù della vita ospedaliera Tra le proposte del medico abruzzese, l’elezione dei direttori generali delle Asl
CELANO. Nel IV secolo avanti Cristo, Ippocrate pronunciò un giuramento destinato a restare impresso per secoli nella mente dei medici di tutto il mondo: “Per il bene dei malati, secondo le mie forze e il mio giudizio”. Parole che riecheggiano, o meglio dovrebbero riecheggiare, dentro le sale operatorie, negli ambulatori, negli studi medici privati, nelle stanze del potere, quelle in cui si prendono le decisioni sull’anello più debole della filiera: il paziente. Sui difetti della sanità italiana e sulle possibili “terapie da prescrivere” ha scritto un libro – “Per il bene del paziente” (Gallucci editore, 15 euro) – il professor Valter Santilli, di origini celanesi, ordinario di Medicina fisica e riabilitativa all’Università La Sapienza di Roma e fisiatra al policlinico Umberto I della capitale. Autore di varie pubblicazioni scientifiche e relatore in convegni internazionali è anche un volto noto al grande pubblico per via delle numerose apparizioni in tv. Tra le altre cose è stato scelto da papa Francesco, quando era cardinale, come suo fisiatra di fiducia. Partiamo proprio dal suo rapporto con Bergoglio. «Nel 2007 venni chiamato per una consulenza medica a un cardinale argentino affetto da sciatalgia», ricorda il professor Santilli, «e incontrai il cardinale Bergoglio. Dopo la visita gli dissi; “Eminenza, lo sa che la sciatica è una malattia profetica?”. “Perché?” mi chiese il cardinale. “Perché nel Libro della Genesi dell’Antico Testamento al capitolo 32, dove si racconta l’episodio della lotta di Giacobbe con l’Angelo, quest’ultimo lo toccò sul nervo sciatico e sull’articolazione dell’anca”. E Bergoglio: “E allora?”. “Eminenza”, spiegai, “in quella notte dopo la sciatica il Signore cambiò il nome a Giacobbe in Israele. Vedrà, dopo la sua sciatica il Signore cambierà il nome anche a Lei». Detto fatto, Bergoglio diventa papa Francesco e qualche tempo dopo la fumata bianca squilla il cellulare del professore, dall’altro capo del telefono una voce nota sussurra: “Una volta il mio nome era Jorge Mario Bergoglio, poi il Signore mi ha cambiato il nome, ora mi chiamano papa Francesco…”. Profezia inconsapevole che Santilli ha sempre custodito tra i suoi ricordi più cari. Non l’ha rivelata nemmeno in occasione della pubblicazione del suo ultimo libro che racconta, attraverso un’inedita formula narrativa, il mondo degli ospedali e della sanità in generale. Non è un romanzo, non è un saggio, è un po’ tutti e due. È un volume che critica i mali della sanità e propone le cure, i rimedi.
Dai medici di famiglia, baluardo territoriale della sanità, bistrattati e spesso non messi in condizione di espletare al meglio la loro funzione («Perché uno specializzando in medicina di base prende 800 euro, mentre i suoi colleghi percepiscono mille euro in più?») ai rischi che i medici corrono ogni giorno, avviluppati dalle spire della denuncia e della richiesta di risarcimento danni da parte dei pazienti. Interessante il passaggio relativo all’automedicazione, all’autodiagnosi e all’autoterapia che il paziente attinge dal motore di ricerca Google, sostituendosi spesso e con conseguenze pericolosissime alla professionalità del medico. Non meno significativa la disamina del mondo della riabilitazione che, a causa della mancanza di apertura mentale dei burocrati, spesso costa di più allo Stato con risultati meno gratificanti per i pazienti. Sarebbe più conveniente, secondo il professore, «utilizzare centri termali accoglienti e organizzati alla metà dei costi». Santilli non è uno che le manda a dire e stigmatizza l’invadenza delle case farmaceutiche sui corsi di aggiornamento dei medici. Invadenza che si ripercuote sull’etica e presuppone uno scambio di favori tra medici e case farmaceutiche stesse. Non manca poi un attacco frontale al sistema delle nomine dei manager delle Asl e dei primari. «Per evitare i clientelismi i direttori generali non dovrebbero essere scelti dalla politica, ma seguire lo stesso criterio che si applica per i rettori delle università. Medici, infermieri, ausiliari e impiegati di ogni ordine e grado eleggono il direttore generale». Analoga critica viene mossa al metodo clientelare con il quale viene scelto il primario: egli è come un direttore d’orchestra e quindi non può essere peggiore dei suoi orchestrali, deve essere il migliore e dovrebbe essere a completa disposizione del reparto che dirige. Non a mezzo servizio, intra o extramoenia che sia». Il volume è stato presentato a Celano, nella chiesa di San Rocco, ospiti della confraternita e davanti a un pubblico molto numeroso. Ne hanno discusso il professor Angelo Guido Sabatini, presidente della Fondazione “Giacomo Matteotti”, il dottor Ilio Nino Morgante, presidente dell’associazione “Osvaldo Costanzi” e il presidente del consiglio comunale, Lisa Carusi.
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