Danilo, l’ultima barba dopo 66 anni di lavoro
Nella sua bottega di via Battisti, chiusa il 30 giugno, sono passati politici e sportivi: «Oggi i pescaresi hanno troppi tatuaggi»
PESCARA. Era il 1952. All'età di 10 anni, il piccolo Danilo Orsini, si alzava alle 5 e mezzo del mattino e usciva di casa, in via Da Vinci, per «recarsi al lavoro». Si, al lavoro. Alle 6, puntuale, alzava le serrande della bottega da barbiere di mastro Nicola Paolini, angolo corso Vittorio Emanuele e via Piave. E aspettava che «dalla stazione arrivassero i passeggeri del treno Lecce-Milano che si fermavano in città per radersi». Il “principale” arrivava al lavoro alle 8 e trovava il negozio tirato a lucido, con i ferri del mestiere pronti per essere usati.
Sessantasei anni dopo, Danilo Orsini, classe 1942 (nato il 17 giugno) divenuto negli anni un affermato acconciatore pour homme, le serrande le ha riabbassate per sempre. L'ultimo giorno di lavoro in via Battisti 91, prima di ritirarsi a vita privata nella sua villetta dei Colli insieme alla moglie, l’ex pantalonaia Silvia Scorrano, è stato sabato 30 giugno. Le ultime barbe e capelli ai clienti di sempre e alle 13 il giro delle chiavi nella toppa. Per l'ultima volta e con le lacrime agli occhi. Sulle vetrine , un cartello: «L'acconciatore Danilo cessa l'attività e ringrazia tutti gli affezionati clienti per l'amicizia dimostrata». «È stato emozionante», racconta, «ma era arrivato il momento di smettere a 76 anni, 66 di lavoro e 58 anni di contributi pagati per prendere una misera pensione» scherza l'amico di Vito Taccone, il Camoscio d'Abruzzo, conosciuto in un negozio di via Sulmona.
È stato anche il coiffeur degli scomparsi Carlo Pace, ex sindaco di Pescara; dello sportivo Bruno Pace, del costruttore Michele D’Andrea. E di Giorgio Almirante, storico segretario del Movimento Sociale: «Venne a farsi barba e capelli negli Anni Settanta. Era di passaggio a Pescara per un comizio. Ricordo che avevo la folla schiacciata sulle vetrate, tutti volevano parlare con lui».
Da bimbo, Danilo faceva il garzone per «volere di mamma e papà, che non mi volevano per strada a bighellonare ma a faticare per imparare un mestiere». I suoi genitori erano Bruno, calzolaio in via delle Caserme, e Maria D'Onofrio, di Colli Innamorati, operaia della scomparsa filanda Giammaria e dell'ex pastificio Spiga. La coppia aveva altri figli, Dario, Mania, Edda e Silda. «Ora cosa farò? Mi occuperò di giardinaggio e antiquariato, le mie passioni oltre ai film e i varietà che un tempo guardavo al Pomponi, al Michetti e al Pidocchietto. Colgo l’occasione per ringraziare tutti coloro che non sono riuscito ad avvisare. Continuerò a viaggiare con mia moglie (sposati dal 13 ottobre 1968) e stare con le mie figlie, Giada e Natalia, 45 e 48 anni, e i nipoti Alessandro, Eleonora e Simone di 20, 13 e 7 anni».
Da mastro Nicola «rimasi cinque anni a spazzare i capelli dal pavimento e fare mille altri lavoretti da garzone, senza mai essere pagato. Poi, a 16 anni, mi trasferii da Sandro Di Girolamo. Fu lui il mio maestro di vita, la persona che mi insegnò le prime barbe e il mestiere». A 21 anni, nel 1963, la prima attività in società con il socio Enzo Di Marco. Nel 1967 le loro strade si separarono e nacque l’attività di via Battisti, 9, dove è rimasto 40 anni prima di trasferirsi al negozio del civico 91, anche set di un film negli anni scorsi e chiuso da una settimana.
La sua eredità professionale sono i «30 giovani che ho formato nella mia carriera, per me tutti figli». I pescaresi? «Erano capelloni ai miei tempi, oggi hanno troppi tatuaggi».
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