Dante, oltre 30 ore in bilico dal 5° piano

Il 23enne in piedi sul davanzale del balcone per un giorno e mezzo e i tentativi dei soccorritori per provare a salvarlo
PESCARA. Poco prima della mezzanotte di ieri l’ennesimo tentativo di salvarlo: i vigili del fuoco hanno cercato di aprire la porta blindata con le lastre, ma niente. La porta dell’appartamento al quinto piano di via Latina non solo era chiusa a chiave, ma anche bloccata dall’interno con dei mobili.
E dopo oltre trenta ore, il 23enne che dalle 14 di mercoledì è in bilico sul davanzale del balcone al quinto piano, è ancora là, che minaccia di lanciarsi di sotto. Si chiama Dante, ed è questo nome che hanno implorato per un giorno e mezzo i negoziatori che si sono dati il cambio, dietro le sbarre della finestra del palazzo - il punto più vicino a quel giovane disperato - nel tentativo di farlo desistere. E intanto, il rione è rimasto chiuso ad auto e pedoni sotto la vigilanza delle forze dell’ordine impegnate con turni estenuanti h 24. Poliziotti, vigili del fuoco, sanitari del 118 e vigili urbani: tutti lì, a sperare nel lieto fine, come il resto della città. Ma per oltre 30 ore Dante è rimasto lì, al freddo della notte, sotto la pioggia, scalzo, con guanti, cappello e giubbotto, e sotto lo sguardo del suo pitbull, fisso anche lui su quel terrazzino. Ma dopo il mercoledì di apprensione per quel giovane che minacciava di buttarsi dal quinto piano, senza dire una parola, ieri c’è stato qualche spiraglio. Perché, dopo tutto l’impegno e l’abnegazione impiegati dai negoziatori della squadra della polizia diretta da Pierpaolo Varrasso, il 23enne ha iniziato a rispondere. Frasi che nascondevano il bisogno di sentirsi accettato, ma che di fatto non chiedevano niente, rendendo così vana qualsiasi trattativa.
«Dante dai, siamo qui per aiutarti, aprici che prendiamo un caffè insieme e si sistema tutto», «Fidati Dante, siamo qui per te». Frasi ripetute all’infinito, nel tentativo di intercettare un bisogno, una necessità di quel ragazzo disperato. Dante ha iniziato a rispondere, ha lasciato trapelare un disagio interiore, ma senza mai indietreggiare dalla sua posizione. In alcuni momenti si è accovacciato, sfinito anche lui, in altri ha fatto stretching per superare crampi e stanchezza, in altri ancora si è rivolto al cane, poi ha guardato di sotto e poi ancora alla finestra del piano di sopra, in diagonale a lui, dov’erano i negoziatori. Intanto, sotto al balcone, i vigili del fuoco hanno montato un enorme gonfiabile di salvataggio e un altro, per coprire meglio la zona, l’hanno fatto arrivare dal comando di Terni. Al contempo, con l’autoscala dei vigili, i poliziotti hanno raggiunto il balcone sul retro del grande appartamento che il giovane ha ereditato dalla nonna, e lì sono rimasti: se il ragazzo avesse deciso di lanciarsi da un altro punto della casa, avrebbe trovato loro a bloccarlo. Sul posto è arrivata anche l’avvocato Sabrina Di Liso, il legale che lo ha seguito qualche tempo fa per vicende personali e che riferisce di aver notato dei «comportamenti anomali da parte del ragazzo». Intanto Dante era sempre lì, in bilico sul balcone al quinto piano. In bilico come i soccorritori alle prese con una situazione sempre più delicata, dove qualsiasi cosa può trasformarsi in un pretesto, per Dante, di farla finita. Oppure, al contrario, un pretesto per riabbracciare la vita.
(s.d.l.-s.d.v.)

