«Dateci le case o dormiamo in Comune»

19 Ottobre 2017

Gli sfollati di via Lago di Borgiano esasperati dopo tre mesi trascorsi dentro gli hotel: «Non abbiamo più le nostre vite»

PESCARA. «Dateci subito le case oppure occuperemo con le brande l'aula consiliare del Comune». Hanno i visi stravolti dalla stanchezza e dall'esasperazione gli sfollati di via Lago di Borgiano che vivono da tre mesi negli alberghi tra Pescara e Città Sant'Angelo.
«Siamo stanchi, sfiniti, stiamo odiando anche le camere», lamenta un gruppo di inquilini (in totale 9 famiglie e 40 persone) ospiti dell'hotel Holiday di Porta Nuova, «in albergo siamo trattati benissimo, mangiamo bene, ma soffriamo perché non abbiamo più le nostre vite, la nostra privacy, il vissuto familiare». All'alba del 4 luglio scorso, a seguito dell'ordinanza di sgombero delle palazzine pericolanti ai civici 14,18 e 22, nel quartiere Rancitelli, emessa dall'amministrazione comunale per 84 famiglie e 236 inquilini, queste persone hanno dovuto abbandonare gli alloggi «in fretta e furia».
«Siamo riusciti giusto a portare via una borsa con l'essenziale: nelle case vuote ci hanno rubato tutto, dai mobili ai termosifoni, non abbiamo i cambi invernali e siamo costretti ad andarci a comprare i vestiti al mercatino o dai cinesi, a due euro l'uno, perché molti di noi sono disoccupati o hanno pensioni bassissime. Ci aiutiamo tra noi per far compere, ognuno mette quello che può, ci laviamo i vestiti a mano, nel lavandino», raccontano seduti sul divano dell'albergo, chi con la febbre, chi sulle stampelle, chi preoccupato per il figlio malato di tumore ospite altrove, chi alle prese con problemi di disabilità.
Hanno fiducia nel pressing sulle istituzioni portato avanti da Giuseppe Carminelli, segretario provinciale del Sunia, sindacato degli inquilini, che sostiene la loro battaglia e annuncia: «Chiediamo un consiglio comunale che si occupi della questione e avvieremo una raccolta di firme tra i cittadini per sensibilizzare anche la politica regionale». Grida allo scandalo, Carminelli, per i fondi spesi dal Comune (ma messi a disposizione dalla Protezione civile) per pagare gli alberghi: «Quaranta euro al giorno, ma erano 55 questa estate: per ciascun ospite, fanno circa 10mila euro al giorno, che diventano oltre 300mila euro al mese. Se avessero velocizzato i tempi delle assegnazioni, avrebbero risparmiato questi fondi che paga la collettività», conclude il sindacalista che ha inviato una lettera di sollecito all'assessore Gianni Teodoro e torna a chiedere un incontro tra Ater e Comune per reperire gli alloggi dell'Ance, associazione costruttori e sgomberare quelli abusivi. «Rivogliamo le nostre case», attacca Silvana Di Francesco, 64 anni, una pensione mensile di 500 euro e un marito, Giovanni Starinieri, che porta il peso di 3 ictus e 2 infarti, «alcuni di noi sono stati derubati di tutto, persino dei corredi da sposa. E altri hanno visto in giro per il quartiere persone abbigliate con gli abiti rubati dalle nostre abitazioni, senza sorveglianza. Passiamo il tempo, durante il giorno, a pulire le stanze e dare una mano a tutti con piccoli lavoretti».
Filomena Di Norscio, 92 anni, è scesa nella hall con la febbre: con lei vive la figlia disabile di 57 anni ed è preoccupata per l'altro figlio malato che risiede al motel Amico di Città Sant'Angelo: «Siamo una famiglia divisa, io pago persino 100 euro al mese per custodire mobili e suppellettili recuperati da casa in un magazzino di Villa Raspa». Anna Lanzetti, 70 anni, ha perso il marito sei mesi fa e «non ho ancora la pensione per vivere». Floriana Di Girolamo si sente in colpa per essere tra i fortunati che hanno ottenuto un alloggio insieme al marito, malato di tumore: «Sento l'invidia intorno a me», dice, «ma anch'io ho i miei guai. Intanto per entrare nella nuova casa ho dovuto pagare 32 euro di marca da bollo e 172 di allacci per l'acqua che nessuno sborsa, così come i traslochi da una casa all'altra».
Le più giovani, Maria Gargivolo e Mariana Insolia, 40 anni, dicono di «sentirsi inutili» e come donne «profondamente umiliate perché non possiamo soddisfare appieno le nostre esigenze di mamme , compagne e figlie». Entrambe disoccupate, lanciano un appello: «Abbiamo bisogno di un lavoro».
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