«De Fanis era dipendente dalla sua segretaria»

12 Ottobre 2018

L’assessore regionale alla Cultura condannato a sei anni e 10 mesi per le tangenti Nelle motivazioni dei giudici anche il contratto sessuale con la Zingariello

PESCARA. Secondo i giudici del tribunale di Pescara, l'ex assessore regionale alla cultura Luigi De Fanis, condannato a 6 anni e 10 mesi di reclusione per le tangenti intascate per le iniziative culturali, non ha diritto a sconti di pena. «Non emergono elementi», scrivono nelle motivazioni della sentenza, «in base ai quali concedere all’imputato le circostanze attenuanti generiche, valutate le condotte di reato poste in essere dal De Fanis, reiterate ma soprattutto gravi, indipendentemente dalle utilità economiche indebitamente acquisite, in quanto non solo connotate da dinamiche amministrative del tutto antitetiche rispetto ai criteri della buona amministrazione, trasparenza e tutela degli interessi pubblici, ma soprattutto poste in essere in un settore amministrativo di alto profilo quale quello della cultura. Anche sotto il profilo della responsabilità, il modus procedendi ha evidenziato particolare abilità nello sfruttare la lacunosa legislazione regionale, piegandola ai propri interessi economici, attraverso una gestione personalizzata dei contributi e delle adesioni, ottenendo, con la collaborazione di alcune figure apicali della Regione, adattamenti interpretativi nel proprio interesse». I giudici ripercorrono le accuse contestate a De Fanis e agli altri coimputati, tutti assolti. Partono dal principale accusatore, il musicista Andrea Mascitti che scoperchiò quel giro di tangenti, rivelandosi estremamente prezioso per la sua collaborazione, prestandosi a registrare i colloqui con De Fanis, quelli determinanti per la condanna. Ma prima di analizzare gli episodi i giudici disegnano il contesto “soggettivo e ambientale” delle vicende contestate, mettendo in rilievo la figura della sua segretaria-amante, Lucia Zingariello, che definì con un patteggiamento davanti al gup la sua posizione, ritenuta il vero movente delle condotte illecite dell’ex assessore, sempre più sommerso dai debiti. «Innumerevoli sono le conversazioni telefoniche intercorse tra De Fanis e la Zingariello da cui emergeva la dipendenza affettiva del De Fanis verso la sua segretaria, accompagnata da regalie anche di un certo valore e dalla diretta corresponsione alla Zingariello di denaro, fino al punto di arrivare, a fronte della determinazione della Zingariello di interrompere la relazione sentimentale, a proporle nell’ottobre del 2013 un contratto in cui Zingariello si impegnava a rendere prestazioni anche sessuali, concordando il numero degli incontri mensili ed il prezzo fissato in 3.000 euro al mese, realmente sottoscritto, poi strappato dal De Fanis, ma recuperato dalla Zingariello e rinvenuto dalla polizia in sede di perquisizione». Segretaria a volte spinta da De Fanis ad allontanarsi dall’ufficio in diverse occasioni per recarsi dall’estetista e dal parrucchiere: «Vai a timbrare e poi esci...che te ne frega», le diceva De Fanis, «tu mi dai il tesserino a me, io ti timbro, senza che fai cinquanta viaggi a Pescara». E poi i viaggi fuori sede con l’auto della Regione per accompagnare la segretaria alla nascita del nipote, a raccomandare un parente a Roma per entrare alle Poste o a Bologna per una visita medica della quale De Fanis si vanta con l’amante per aver avuto, tramite un assessore del posto, l’appuntamento immediato. «Amica, ma con chi cazzo stai a parlare...che stai a parlare con Legnini? De Fanis è un grande». Poi i giudici fanno l’elenco delle dazioni di denaro provate e scoperte dal prezioso lavoro degli uomini della forestale.