De Martinis azzera la giunta e si ricandida da solo per la Provincia

Il sindaco si ricandida (ma senza l’appoggio dei partiti di centrodestra) e scioglie la squadra di governo
MONTESILVANO. Colpo di scena in piazza Diaz: ieri mattina il sindaco Ottavio De Martinis ha firmato il decreto di azzeramento della sua giunta, congelando tutte le deleghe. Contemporaneamente, il primo cittadino ha annunciato la sua ricandidatura a presidente della Provincia di Pescara, seppur senza l’avallo dei partiti di centrodestra.
Sindaco, come mai questa scelta?
«Alla vigilia di situazioni e decisioni importanti da prendere per il futuro della città, anche legate alla fusione, ritengo sia opportuno fare un tagliando e non posso non partire da un azzeramento dell'organo esecutivo. Voglio capire bene, guardando negli occhi tutti i componenti della mia amministrazione, qual è la strada migliore per proseguire. Facendo un paragone calcistico, alla vigilia di sfide importanti, un allenatore prende sempre da parte i giocatori per valutare rischi e opportunità, senza influenze da parte dei procuratori».
Cosa non stava funzionando?
«Ho notato qualche situazione che non creava serenità ed è mia intenzione ritrovarla per il bene della città».
Recentemente si è parlato di maggioranza spaccata, allora era vero?
«In queste settimane è trapelata qualche richiesta, qualche frizione interna nei gruppi. Ma se qualcuno pensa che il centrodestra non sia compatto e che se io sia a rischio, sbaglia di grosso. È un ragionamento a 360 gradi, molto più ampio di quello che potrebbero essere i desideri di qualcuno. Come ho sempre dimostrato, la politica per me non è quella dei numeri».
Come replica a chi pensa sia un dispetto ai partiti che non l’hanno ricandidata in Provincia?
«Assolutamente non è così perché io non sto andando a fare un danno al centrodestra. Azzerare la giunta non significa sostituirla con il centrosinistra, ma solo rivedere alcune situazioni».
Il mancato sostegno alla sua ricandidatura però è un fatto.
«Trovo inopportuno e anche irrispettoso che, a due giorni dalla presentazione delle liste, non ci sia stata l'ufficializzazione di una candidatura e, per quanto riguarda me, che un presidente uscente non debba sapere se deve continuare un lavoro o interromperlo e, in quest’ultimo caso, perché. Nel caso in cui la mia candidatura non fosse avallata, ravvedo solo motivazioni politiche, ma di quella politica che non mi appartiene. Se il problema è il mio mancato “accasamento" politico, io sono sempre stato disponibile a ragionare su un’eventuale appartenenza, ma che si basasse sui programmi. Invece, sembra che eventuali mie appartenenze politiche appaiano scomode per qualcuno a causa della mia forza elettorale. Hanno purtroppo prevalso logiche esclusivamente politiche rispetto a quelle del buon governo che, per convinzione e per precisa volontà, in questi anni si è fondato su una collaborazione trasversale tra amministratori, capace di mettere al centro i territori».
Quali saranno i prossimi passaggi?
«Presto vedrò i componenti della mia maggioranza, e non i loro “procuratori”, e spero ci siano tutti, contrariamente a quanto accaduto in alcune recenti occasioni. Con loro rifletteremo, senza alcuna fretta, sul da farsi. Ma i cittadini possono stare tranquilli perché la macchina amministrativa proseguirà senza intoppi».
Ha già in mente qualche nome per il De Martinis bis?
«No, è prematuro. Il problema non è quello o quell’altro componente. Non escludo che alla fine si possa ripartire tutti insieme, senza modifiche».
E se non dovesse trovare quella serenità?
«Se guardando negli occhi la mia maggioranza non noterò la voglia di andare avanti insieme nella stessa direzione, ho la mia bellissima divisa da poliziotto che mi aspetta».

