«Debiti Asl, il corto circuito della destra»

1 Agosto 2024

Paoluccci, capogruppo del Pd, denuncia il rinvio a settembre dei piani di risanamento della sanità

L’AQUILA. «L'assestamento di Bilancio è una scatola vuota: nonostante il provvedimento di legge sia passato al vaglio delle Commissioni, per arrivare in aula martedì 6 agosto, il centrodestra decide di rinviare l’analisi dei Piani di razionalizzazione delle Asl per l'anno 2024 a settembre. Con il timore ed il rischio concreto che il deficit della sanità 2024 comprometta irrimediabilmente i conti della Regione e quindi del bilancio per l'esercizio in corso».
Così il capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Silvio Paolucci, va all’attacco della maggioranza di centrodestra.
L’esponente dem lo definisce «un corto circuito evidente» su documenti che, invece, «devono viaggiare insieme», e che «impedisce di fatto la valutazione reale della situazione economica della Regione, senza la quale il Governo regionale non può agire per affrontare il profondo rosso che deriva proprio dalla sanità e dai piani delle Asl». È su questi temi che si consumerà anche la lotta fratricida interna ai meloniani, con gli emendamenti all’assestamento di Bilancio annunciati dal capogruppo di Fratelli d’Italia, Massimo Verrecchia, e una parte della maggioranza su qualche operazione finanziaria inserita dall’assessore e collega di partito Mario Quaglieri, con il quale è ai ferri corti. «La verità è che questo slittamento molto dice sui problemi che la maggioranza di centrodestra continua ad avere ed azzera la trasparenza amministrativa tagliando fuori proprio i soggetti su cui le decisioni e i provvedimenti si ripercuoteranno, ovvero i cittadini». E su questo punto anche la Corte dei conti in sede di parifica del rendiconto 2023 ha lanciato l'allarme: nonostante i maggiori fondi pubblici nazionali, la sanità abruzzese infatti continua a peggiorare.
A parte il già noto disavanzo, la Corte infatti segnala che dai dati provvisori del consuntivo 2023, si registra un peggioramento di ben 95.658.081 euro. «Questa è la storia. E non promette bene», chiude Paolucci, «anche per questo sostenere la proposta di Luciano D'Amico di abrogare la "omnibus" di fine anno è quanto mai opportuna». (l.c.)