Dececco canta l’Italia dei contrasti nel nuovo album “Metromoralità”

3 Giugno 2014

PESCARA. Andare via o restare, tra i problemi di un Paese che «pretende le rivoluzioni», ma è capace solo di «reazioni»: il dubbio di una generazione, a metà tra eccesso di comunicazione e rischio...

PESCARA. Andare via o restare, tra i problemi di un Paese che «pretende le rivoluzioni», ma è capace solo di «reazioni»: il dubbio di una generazione, a metà tra eccesso di comunicazione e rischio di incomunicabilità, nel nuovo album di Adolfo Dececco “Metromoralità”, uscito lo scorso 16 maggio distribuito da Universal, produzione Vince Tempera.

Il giovane cantautore pescarese, mette in musica l'Italia del 2014, un momento storico in cui pare d’obbligo guardare soprattutto alla generazione dei ventenni e trentenni che, nonostante tutto, per l’artista abruzzese, può ancora credere nella capacità di scegliere, pagando il biglietto alla «metropolitana dell'arte». Una riflessione sul rapporto tra sè e l'altro, tra l'uomo esistenziale e l'individuo sociale, tra «metro» e «moralità». I dieci brani di “Metromoralità” nascono sotto il segno della produzione artistica di Vince Tempera e Guido Guglielminetti, con la collaborazione di musicisti come Elio Rivagli, Pier Mingotti, Alessandro Arianti, Paolo Giovenchi, Andrea Morelli, Stefano Parenti, Carlo Gaudiello, Fabrizio Barale, Alex Valle e Ivano Zanotti. Mentre per alcuni testi Dececco ha collaborato con Giorgio D'Orazio.

Adolfo Dececco, classe 1986, a 13 anni comincia a suonare e studiare la chitarra, affascinato dai grandi del rock-blues come Angus Young, Eric Clapton, Jimi Hendrix, Jimmy Page. Abbandonati gli studi per continuare da autodidatta inizia anche a cantare e a comporre. Dopo essersi avvicinato al cantautorato dei maestri italiani, da De Andrè a De Gregori, da Tenco a Dalla, da Fossati a Bertoli e a Lolli, senza dimenticare Dylan, incide l'album “O si scrive o si canta” (2006).

©RIPRODUZIONE RISERVATA