Decisioni pubbliche e lobby, gli esperti: ora serve una legge

15 Gennaio 2023

Il direttore dell’Anticrimine Messina, docenti e istituzioni alla presentazione del libro di Di Giacomo con D’Alfonso

PESCARA. Rappresentanti del mondo universitario, delle istituzioni e delle comunicazioni, ieri mattina, nella sala Figlia di Iorio della Provincia, per parlare di lobbying. L’occasione è stata la presentazione del volume “Relazioni istituzionali & lobbying” di Giulio Di Giacomo, responsabile dei rapporti istituzionali di Tim Spa. Il libro si propone come un manuale per chiunque svolga o intenda intraprendere questo tipo di attività, con l’obiettivo di promuovere un corretto modo di lavorare delle imprese verso la pubblica amministrazione. Il lobbista viene visto nel ruolo strategico che va assumendo nel dialogo tra pubblico e privato. Al centro dell’iniziativa, organizzata dalla Fondazione Europa Prossima e dall’Officina dell’onorevole Luciano D’Alfonso, come coltivare, «in maniera corretta e trasparente», gli interessi privati-economici con quelli pubblici per arrivare «ad una decisione amministrativa di qualità». A discuterne, lo stesso autore del libro insieme al prefetto Francesco Messina, direttore centrale anticrimine della polizia, Rosita Del Coco, ordinario di Procedura penale all’università di Teramo, Pasquale Galante, direttore web e social media della De Cecco; Emilio Di Marzio, esperto in relazioni istituzionali e public affairs, Roberta Lanzara, psicologa clinica, Flavio Conciatori, giudice ordinario del tribunale di Teramo. L'incontro è stato moderato dal direttore di Rete8 Carmine Perantuono.
«Gli insegnanti di Diritto», ha spiegato D’Alfonso, aprendo i lavori, «tendono a dire alle nuove generazioni che la decisione di qualità è quella pubblica, che è legittima e legale. In realtà quella è una decisione regolare, ma non per forza di qualità. Ci sono tante decisioni rispettose dal punto di vista della legalità e della legittimità, che non raggiungono poi i risultati. Come costruire l’efficacia allora? Una decisione di qualità è quando coinvolge la comunità degli interessi, facendo partecipare gli interessi, non privilegiando alcuni e scansando altri. E non lo dico io, lo dice agenda 2020 dell’Europa. Dobbiamo organizzare una decisione pubblica che sia legittima, legale e allo stesso tempo veloce, fruttuosa, efficace, che sia capace di interloquire con i rappresentanti degli interessi, coinvolgendo gli interessi. La decisione di qualità si costruisce con il coinvolgimento di tutti».
Durante l’incontro, si è parlato di cosa è una lobby e dell’accezione spesso negativa del termine, di chi sono i lobbysti e soprattutto del fatto che in Italia non c’è una regolamentazione sulla materia. E su questo si è soffermato il prefetto Messina. «In tema di lobbyng e rappresentanza di interessi», ha fatto presente, «in Italia l’unico tentativo di regolamentare il settore risale all’anno scorso quando è stata approvata dalla Camera una proposta, la quale prevedeva l’istituzione di un registro per la trasparenza dell’attività di rappresentanza degli interessi. Il registro veniva collocato presso l'autorità garante della concorrenza e del mercato e non presso l’anticorruzione. E questo è un punto essenziale perché la rappresentanza di interessi non è sempre corruzione penale. Purtroppo il pregiudizio c’è. È necessario, quindi, un intervento normativo». Messina ha fra l’altro spiegato che in un contesto in cui non c’è regolamentazione, «certi soggetti non qualificati, non legittimati, possono essere portatori di interessi illegali, che fanno male a tutto l’insieme».
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