Defibrillatori difettosi, controlli per 170 pazienti

20 Novembre 2016

PESCARA. Sono 170 i pazienti cardiologici della Asl di Pescara che risultano avere uno dei sette modelli di microdefibrillatore segnalati dalla multinazionale americana che li produce per il rischio...

PESCARA. Sono 170 i pazienti cardiologici della Asl di Pescara che risultano avere uno dei sette modelli di microdefibrillatore segnalati dalla multinazionale americana che li produce per il rischio di esaurimento prematuro della batteria. Si tratta di 349.852 modelli fabbricati prima del 23 maggio 2015, per cui l’azienda (dopo il caso di due pazienti morti negli Stati Uniti), ha informato tutti i clienti sparsi per il mondo tra cui, tramite il ministero della Salute, anche le Asl.

Nell’avviso l’azienda oltre a informare che su quasi 400mila dispositivi lo 0,21 per cento (841 pezzi) è risultato interessato dall’esaurimento precoce delle batterie, dà anche disposizioni a tutela dei pazienti. Disposizioni che il Ministero ha diramato con una circolare alle Asl chiedendo di convocare i portatori dei dispositivi coinvolti e informarli sul rischio di scarica precoce della batteria. Particolare non da poco, considerando che il defibrillatore entra in funzione quando, monitorando il battito del cuore, “avverte” un arresto cardiaco e “scarica” tempestivamente. Ma se il defibrillatore è scarico? Per questo che la multinazionale si è affrettata a inviare il “recall” spiegando anche che va attivata una vibrazione che fa da allarme. Ma uno dei 170 pazienti della Asl pescarese interessati dal problema, due giorni fa si è rivolta al Centro per denunciare quello che si prepara formalizzare in Procura tramite l’avvocato Roberto Luciani: «Ho scoperto solo su Internet che il mio defibrilatore è tra quelli a rischio, ma fino al 17 novembre», ha raccontato Simonetta De Simone, «quando sono andata autonomamente a chiedere informazioni in ospedale, dalla Asl non mi aveva chiamato nessuno. E come me anche tutti gli altri». «Abbiamo ricevuto la circolare ministeriale il 31 ottobre, e da allora stiamo chiamando a scaglioni tutti i pazienti interessati», precisa la dottoressa Silvia Campobassi, medico dell’Elettrofisiologia dell’Utic diretta dal primario Leonardo Paloscia. «Stiamo avvertendo tutti e stabilendo le date per i controlli. In Italia finora non ci sono stati casi». Che cosa deve fare il paziente che dovesse risultare portatore di uno dei defibrillatori difettosi? «Se il paziente non è a rischio, nel senso che non ha bisogno di essere stimolato e defibrillato, allora si attiva l’allarme con la vibrazione. Altrimenti si programma la sostituzione del dispositivo, che non prevede un intervento chirurgico visto che si agisce sulla macchinetta, ma non sui cateteri».(s.d.l.)