Defibrillatori difettosi pazienti richiamati E parte una denuncia

19 Novembre 2016

Cardiopatica pronta a chiedere i danni all’Asl: grave ritardo di comunicazione, la circolare del ministero è di ottobre

PESCARA. Ha scoperto per caso di essere portatrice di uno dei sette modelli di microdefibrillatore (fabbricati prima del 23 maggio 2015) segnalati dall’azienda madre statunitense «a rischio di esaurimento prematuro della batteria al litio». L’ha scoperto mentre era a casa, reduce da un ennesimo ricovero per scompenso cardiaco da cui era stata dimessa dopo una settimana, il 10 novembre.

È solo sbirciando su Internet che Simonetta De Simone, pescarese di 47 anni, il 14 novembre è poi riuscita a capire che tra i modelli a rischio c’era anche quello che le avevano impiantato due anni fa, trovando sempre in rete la circolare ministeriale che l’ha mandata su tutte le furie. Perché nel controllo di routine in ospedale, eseguito il 13 ottobre nell’ambulatorio di elettrofisiologia gestito dall’Utic, avevano sì ravvisato un consumo maggiore di batteria («che pure è comprensibile perché la mia macchinetta ha tre cateteri invece di due»), ma non era stata avvisata secondo quanto la Circolare imponeva.

«Dopo aver verificato che il mio modello era tra quelli a rischio (lo 0,21 per cento di circa 400mila defibrillatori impiantati nel mondo ndr), mi sono precipitata in ospedale la mattina dopo, per chiedere chiarimenti», spiega la donna al Centro assistita dal suo legale, l’avvocato Roberto Luciani.

«Ho chiesto spiegazioni all’ambulatorio di Elettrofisiologia dove faccio i controlli periodici, ho chiesto all’infermiere, nessuno sapeva niente. Alla fine ho parlato con una dottoressa che a sua volta ha contattato l’ingegnere che per l’azienda produttrice esegue i controlli sui defibrillatori impiantati. E alla fine ci siamo accordati su un appuntamento per il giorno successivo, il 17 novembre alle 9. La mattina seguente mi hanno poi controllato l’ingegnere, un medico e un infermiere. Alla fine», spiega De Simone, «mi hanno tranquillizzato che funzionava e che comunque se la batteria dava dei problemi avevo l’allarme vibrazionale. Ma il problema non è il macchinario, che è il migliore al mondo, ma il fatto che comunque non posso stare tranquilla se so che il dispositivo che mi porto dentro potrebbe essere uno di quelli difettosi su cui l’azienda produttrice ha diffuso un avviso di sicurezza in tutto il mondo. Perché la questione sta nelle batterie difettose, che si scaricano prima dei 7-8 anni indicati. Io ad esempio l’ho impiantato nel 2014 e già ho problemi. Che può significare? Rischio che di fronte a uno scompenso cardiaco il defibrillatore che dovrebbe entrare in funzione non scarica, perché nel frattempo gli si sono scaricate le batterie e non me ne sono accorta? Il medico mi ha detto che se non ero tranquilla potevo decidere di sostituirlo, ma nel mio caso le complicazioni legate a una sostituzioni possono essere superiori alle complicanze legate al malfunzionamento. E allora?»

E poi: «Sulla circolare c’è una data, il 10 ottobre, quando la direzione generale scrive di aver ricevuto contestualmente ai medici e alle direzioni sanitarie coinvolte, un avviso di sicurezza dal fabbricante tramite il quale si veniva a conoscenza del rischio di esaurimento prematuro della batteria dei defibrillatori fabbricati prima del 23 maggio 2015. Ma allora perché», chiede la paziente, «fino al 17 novembre, quando sono andata autonomamente in ospedale a chiedere chiarimenti, non mi aveva chiamato nessuno? A me come a tutti gli altri pazienti con questo defibrillatore impiantato? Per questo mi sono messa a urlare, perché è inaccettabile. E infatti dopo le mie proteste hanno iniziato a chiamare le persone».

Il decalogo inserito nella circolare ministeriale parla chiaro: chiede alle direzioni sanitarie e alle aziende farmaceutiche ospedaliere di convocare i pazienti, portatori di uno dei dispositivi coinvolti, per un controllo in ospedale e informarli circa il rischio di scarica precoce della batteria, oltre a sensibilizzare il paziente a riconoscere l’allarme vibrazionale. Una procedura che, a detta della Asl, si sta rispettando con la chiamata a turno dei pazienti interessati.

Ma De Simone non ci sta e con il suo avvocato, oltre a quantificare il danno biologico, morale ed esistenziale provocato da questa situazione, sta predisponendo un esposto da presentare in Procura. «Vi é il pericolo», afferma l’avvocato Luciani, «che la signora e altre persone possano subire danni irreparabili come quelli registrati negli Stati Uniti dove, proprio a causa del malfunzionamento del micro defibrillatore della stessa multinazionale, che si è scaricato prematuramente, sono morte due persone. Come ha comunicato l’azienda produttrice».

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