Delitto Albi, processo al via con i testimoni dell’accusa Inizia il capo della Mobile

29 Maggio 2024

Di Frischia chiamato a ricostruire tutte le indagini avviate il giorno dell’agguato In aula ci saranno anche due dei tre imputati, Mimmo Nobile e Maurizio Longo

PESCARA. Prende il via domani, davanti ai giudici della Corte d’Assise di Chieti, il processo ai presunti responsabili dell’agguato mortale al bar del Parco dove, a colpi di pistola, il primo agosto del 2022, venne ucciso l’architetto Walter Albi e ferito gravemente l’amico Luca Cavallito. Sul banco degli imputati siedono il presunto killer, che la procura ha individuato in Mimmo Nobile; il presunto mandante, che viene indicato nel calabrese Natale Ursino (arrestato e subito scarcerato dal tribunale del riesame), uomo vicino alla ’ndrangheta; e Maurizio Longo, ritenuto il braccio destro di Ursino, suo uomo di fiducia nel territorio pescarese, che avrebbe fornito un aiuto logistico e, soprattutto, la pistola utilizzata per l’agguato, arma che Longo e Nobile, un paio di settimane prima, avevano sottratto alla guardia giurata rapinata nel Centro agroalimentare di Cepagatti.
Un delitto che sarebbe maturato per uno sgarro che Albi e Cavallito avrebbero fatto al calabrese, intenzionato a trasportare oltreoceano un latitante o una grossa partita di droga con la barca di Albi.
Dopo l’immissione di tutte le prove, si entra dunque nel vivo del processo con l’audizione dei primi testi della pubblica accusa rappresentata dal procuratore Giuseppe Bellelli e dal sostituto Andrea Di Giovanni che ne ha citati ben 93. Si inizia con il capo della squadra mobile di Pescara, Gianluca Di Frischia, che dovrà ricostruire tutte le complesse indagini avviate il giorno della sparatoria: una deposizione che si preannuncia molto lunga e che difficilmente potrà concludersi in una udienza, visto che dopo le domande della pubblica accusa arriveranno quelle del collegio difensivo composto dagli avvocati Massimo Galasso e Luigi Peluso per Nobile; Cesare Placanica per Ursino; Giancarlo De Marco e Antonio Di Blasio per Longo; parte civile, in rappresentanza della famiglia Cavallito, gli avvocati Ernesto Torino Rodriguez e Sara D’Incecco.
Un avvio di processo che teoricamente potrebbe anche slittare per un motivo tecnico: proprio in apertura di questa seconda udienza di domani, il tecnico che venne nominato dal gup di Pescara che ha firmato il rinvio a giudizio dei tre imputati, depositerà le trascrizioni delle intercettazioni telefoniche che riguardano Ursino e Nobile, passaggio che non era stato fatto prima della decisione del gup. Quindi non è escluso (anche se davvero improbabile) che i difensori possano chiedere dei termini per esaminare il contenuto di questa perizia dalla quale sembra peraltro che non esca nulla di particolarmente importante ai fini del processo.
Nobile e Longo, i due imputati attualmente ristretti a Pescara, questa volta saranno presenti in aula dopo la formale richiesta avanzata dai rispettivi difensori (nella scorsa udienza erano in collegamento dal carcere).
Di Frischia, primo e unico teste ascoltato domani, dovrà riferire su tutta l’attività investigativa svolta, con particolare riguardo anche alle riprese delle telecamere che avrebbero permesso di ricostruire la fuga del killer dal bar del Parco a via del Pantano dove, fra le sterpaglie, venne ritrovato il motorino usato dall’assassino. Ci sono anche tutte le testimonianze acquisite nel corso delle indagini e non ultimo il primo interrogatorio in ospedale del miracolato Cavallito che, non appena ebbe la possibilità di rispondere, anche a gesti, alle domande degli inquirenti, fece subito il nome di Nobile utilizzando le lettere dell’alfabeto per ricostruire il nome di chi lo voleva morto. Cavallito, è il solo accusatore del presunto killer Nobile: riconobbe al cento per cento la sua voce mentre gli sparava (dicendo «questo è per te e per i tuoi amici infami») e le sue movenze fisiche. Oltre a questo riconoscimento, contro Nobile sembra non esserci altro perché dall’esame della pistola, dei caschi, della moto, non è stata trovata alcuna impronta o traccia genetica a lui riconducibile.