«Delitto Bucco, indagate sull’altezza dell’assassino»

25 Novembre 2016

I legali del 53enne ucciso nel 2012 chiedono che l’inchiesta non venga archiviata Per il pm non ci sono elementi contro i tre indagati, il gip si riserva la decisione

PESCARA. Quanto era alto l’assassino di Nicola Bucco, il 53enne pescarese ucciso con tre coltellate nella sua abitazione di via Leopardi il 14 novembre 2012? Il quesito sollevato in aula dal difensore di uno dei tre indagati - per i quali la procura ha chiesto l’archiviazione - e fatto proprio dai legali della famiglia Bucco accende un faro nuovo su un delitto ancora senza responsabile.

Il gip Nicola Colantonio si è riservato di decidere in merito alla richiesta di archiviazione presentata dal pm Gennaro Varone. I sospetti si erano inizialmente concentrati su Giuseppe Del Rosario, ex custode del mercato di piazza Malta a Chieti e proprietario di una piccola barca al porto di Pescara, e in seguito su Emilio Massacese, fratello maggiore di Vittorio, il titolare del baretto del porto che aiutava Bucco a pagare l'affitto e che quel mercoledì trovò il cadavere dell'amico. Il terzo uomo sul quale si erano concentrate le indagini è invece il marinaio tunisino, residente a Francavilla, Rafik Ben Amri. Varone aveva chiesto l'archiviazione, perché «ogni verifica di traccia biologica che potesse legare una delle persone sospettate al luogo del delitto è stata negativa» e inoltre «non sembra vi sia la ragionevole possibilità di elevare ad alcuno un’imputazione che possa essere ragionevolmente sostenuta in dibattimento». Nell'udienza di ieri, per tutti e tre gli indagati, il pm ha confermato la richiesta di archiviazione, ponendo in particolare l'accento sulla posizione di Del Rosario, che a giudizio di Varone risulta completamente estraneo alla vicenda.

Ma l'avvocato di Massacese, Maurizio Di Lallo, ha presentato una memoria difensiva di cinque pagine, spiegando tra le altre cose che il suo assistito, sulla base della ricostruzione della dinamica del delitto, era troppo basso, rispetto a Bucco, per essere nelle condizioni di vibrare le coltellate che tolsero la vita al 53enne. Un elemento che è stato subito raccolto dal legale Alberto Faccini Caroppo, che insieme all'avvocato Enrico Della Cagna assiste la famiglia Bucco, per sostenere la necessità di un approfondimento delle indagini, «dal momento che non sono state compiute perizie specifiche in merito all'altezza potenziale dell'omicida». Più in generale, i due legali chiedono che venga disposta «l'integrazione delle attività di indagine compiute» e «un'attenta verifica di aspetti che non possono essere giustificati d'ufficio semplicemente secondo parametri di verosimile convinzione».