DELITTO e castigo

4 Febbraio 2017

TERAMO. Sopravvive avvolta nel lutto come una seconda pelle. Perchè sopravvivere ad un figlio è qualcosa che un padre e una madre non dovrebbero mai fare. «Ma in questo Paese chi pensa alle vittime?...

TERAMO. Sopravvive avvolta nel lutto come una seconda pelle. Perchè sopravvivere ad un figlio è qualcosa che un padre e una madre non dovrebbero mai fare. «Ma in questo Paese chi pensa alle vittime? Senza giustizia non c’è pace e noi familiari delle vittime della strada non avremo pace finchè non avremo giustizia»: Pasqua Gina D’Ambrosio, insegnante 59enne di Colonnella, ha girato l’Italia insieme ad altri genitori per ottenere il reato di omicidio stradale. Il suo unico figlio Luigi Edoardo aveva 19 anni quando il 2 settembre del 2008 venne investito ed ucciso da una macchina ad Alba Adriatica. Era in sella al suo scooter, aveva il casco, venne travolto da un’auto che faceva inversione di marcia: l’autista non è stato mai processato, l’inchiesta è stata archiviata nonostante le tre richieste d’opposizione.

Lei è una mamma che ha perso il suo unico figlio in un incidente stradale ed è un’ insegnante di diritto che ogni giorno parla di principi giuridici ai suoi studenti. Che cosa pensa del delitto di Vasto?

«E’ stata definita da tutti una vendetta, ma io mi chiedo dove sia il confine tra vendetta e giustizia. La sensazione comune di noi familiari delle vittime della strada spesso è quella del più totale abbandono. Sono anni che noi familiari facciamo presente il rischio di farci sopraffare dal desiderio di “farsi giustizia da sè” e purtroppo è accaduto quel che da tempo temevamo. Uno Stato, ed uno Stato di diritto, non può permettere ad una persona di farsi giustizia da sola, ma spesso, anzi quasi sempre, la mancanza di una giusta sanzione impedisce la riconciliazione del reo con i familiari delle vittime e con la società».

Condanna l’uomo che ha ucciso l’investitore di sua moglie?

«Io non mi sento in alcun modo di condannare in questa fase Fabio Di Lello, colui che ha sparato ed ucciso l’investitore della giovane moglie e voglio cercare di capire i motivi che lo hanno portato a mettere in atto un gesto così estremo. Io credo che oggi in Italia ci sia un eccesso di garantismo: per evitare di punire troppo i colpevoli ci si dimentica delle vittime e non le si tutela. Noi faremo di tutto, anche con le nostre associazioni, per evitare che Di Lello venga dimenticato in carcere. Lo Stato e le istituzioni ignorano il dramma di chi perde un familiare sulla strada e assiste impotente a sentenze di patteggiamento, a imputati che non fanno un giorno di carcere. Ci sono familiari che si sono suicidati per il dolore. A loro chi pensa? I familiari delle vittime della strada vengono lasciati soli e la mancanza di giustizia genera disperazione, quella disperazione che è la causa di questi gesti estremi».

Tra qualche giorno, il 21 febbraio, era in programma l’udienza preliminare a carico di Italo D’Elisa, il giovane ucciso. In un Stato di diritto la giustizia non si esercita solo nelle aule dei tribunali?

«E’ così. Uno Stato non può permettere ad una persona di farsi giustizia da solo, ma gli esseri umani disperati non hanno più punti di riferimento. E noi familiari delle vittime delle strade siamo esseri disperati che vagano in un Stato che non li considera. Lei deve spiegarmi perchè per avere una legge sull’omicidio stradale abbiamo dovuto aspettare anni, abbiamo dovuto manifestare, incatenarci. Abbiamo grande fiducia in questa legge, ma oggi come oggi non è ancora possibile apprezzarne i risultati perchè le prime sentenze si vedranno solo a fine anno. Gli effetti saranno tangibili solo dall’anno prossimo e non nego che possa essere ancora migliorata».

Cosa direbbe a Di Lello se potesse incontrarlo?

«E’ difficile comprendere un gesto così disperato, ma dobbiamo considerare i profondi interrogativi che ci pone e dobbiamo dargli la possibilità di spiegare i motivi che l’hanno portato a fare una cosa del genere. Se potessi incontrarlo gli direi che il suo dolore disperato è il mio dolore disperato per Gigi, il mio unico figlio ucciso sulla strada a 19 anni».

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