“Delitto nel cuore”, Aida Stoppa parla del suo noir al MaggioFest

20 Maggio 2014

TERAMO. È dedicato alla scrittrice e critica d’arte Aida Stoppa lo spazio letterario del 23° MaggioFest. Oggi, alle ore 18.30, la sala San Carlo del museo archeologico Savini di Teramo ospita l’incon...

TERAMO. È dedicato alla scrittrice e critica d’arte Aida Stoppa lo spazio letterario del 23° MaggioFest. Oggi, alle ore 18.30, la sala San Carlo del museo archeologico Savini di Teramo ospita l’incontro “Aida Stoppa: una vita tra arte e letteratura”, quinto appuntamento nel calendario della rassegna organizzata dall’associazione Spazio Tre.

Con Aida Stoppa si parlerà di arte e libri, di scuola e di genio femminile. Brani dalle sue pagine saranno letti dall’attrice Eugenia Rofi. Personaggio di rilievo della cultura regionale, Aida Stoppa ha pubblicato romanzi, saggi, raccolte di racconti. Tra essi: “La perdita d’aureola. Parabole sulla scuola di fine millennio” (Andromeda 1999); “Abruzzo bizzarro”, irresistibile affresco di personaggi e ambienti con presentazione di Renato Minore (Rivista Abruzzese 2000); “Sette universi di passione”, ritratti in prima persona di eccezionali figure femminili, da Ipazia a Teresa d’Avila a Frida Kahlo, con prefazione di Franca Rame (Andromeda 2004); il giallo psicologico “Delitto nel cuore” (Carabba 2008); il romanzo-pamphlet “Io, Cristina. Storia di Cristina da Pizzano. Alle origini della Querelle des femmes” (Galaad 2012).

La sua narrativa ricca e colta è stata premiata da molti riconoscimenti, tra cui il Borgo Ligure, il Città di Bari, il Premio Emily Dickinson di Napoli. La conversazione con Stoppa verterà soprattutto sui due ultimi libri: “Io, Cristina”, che ricostruisce opere e giorni di Cristina da Pizzano, intellettuale e femminista ante litteram vissuta tra ’300 e ’400; e “Delitto nel cuore”, ripubblicato quest’anno da Galaad Edizioni, un noir in forma di romanzo epistolare ispirato a un efferato delitto realmente avvenuto nell’agosto 1847 nell’aristocrazia parigina, sotto la dinastia d’Orléans destinata a cadere di lì a pochi mesi con i moti del 1848. Un delitto chiaro nel colpevole ma opaco nel movente, che scatenò i tumulti della populace e fece scrivere a Victor Hugo: «Vi è nel fondo di un simile crimine una grande ragione o una grande follia». Padroneggiando una struttura narrativa apparentemente inadatta, Aida Stoppa fa procedere la vicenda verso il suo climax, penetrando nei misteri dell’animo e dietro le maschere dell’alta società d’ancien régime retta (ancora per poco) da un rigido sistema di convenzioni e simboli. Nelle lettere e nei diari si rincorrono le ragioni opposte ma tutte condivisibili dei vari personaggi, in un’ambiguità che smonta le certezze assolute del romanzo ottocentesco.

Anna Fusaro

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