Dentro le chat che istigavano alla violenza a Pescara. Denunciati quattro ragazzini, tre minorenni

24 Ottobre 2026

Sequestrati, oltre ai telefonini, un coltello e la riproduzione di una pistola Beretta

PESCARA

C’era una regia ben precisa, alimentata sui social e nelle chat di messaggistica istantanea in cui si alludeva a pistole e molotov da utilizzare contro le forze dell’ordine. Una rete organizzata, pronta a trasformare il centro di Pescara nel teatro di una violenta manifestazione di piazza. L’allarme è scattato dopo un’attenta e articolata attività di monitoraggio, condotta sul territorio dagli uomini della Digos di Pescara, coordinati dal dirigente Dante Cosentino – con la supervisione del questore Francesco Rattà – e dal Cosc (Centro operativo per la sicurezza cibernetica) Abruzzo, che ieri mattina hanno effettuato una serie di perquisizioni personali e domiciliari tra Pescara e Francavilla.

Il bilancio dell’operazione è di quattro ragazzini denunciati, tra cui tre minorenni, per il reato di istigazione a delinquere e, per il solo maggiorenne, anche per detenzione di arma da sparo. Sotto sequestro sono finiti un coltello a scatto di circa 7 centimetri e una pistola softair priva del tappo rosso, riproduzione di una beretta 92 Fs, oltre agli smartphone con i quali i ragazzini chattavano e si organizzavano. Gli investigatori, infatti, hanno scoperto l’esistenza di un gruppo WhatsApp denominato inizialmente “Protesta Pescara centro”, accompagnato dallo slogan “Vogliamo entrare nei libri della storia e riportarla a Pescara centro”, successivamente ridenominato “Protesta Pescara 24”, affiancato da un analogo canale Telegram. Nelle due chat erano iscritte circa 400 persone. Scorrendo i messaggi scambiati dagli utenti, i poliziotti hanno riscontrato contenuti di grave istigazione alla violenza. Si va dalla diffusione di un vademecum sull’abbigliamento: «Vestiti neri, per essere tutti uguali, scarpe comode e calzini lunghi. Passamontagna, occhiali e maschere antigas per chi le ha, sennò le mascherine normali», fino agli strumenti da portare in piazza: fumogeni «per bloccare la vista alle guardie», petardi e mortai, sottolineando esplicitamente l’utilizzo di armi, molotov e l’individuazione di obiettivi commerciali da assaltare come gioiellerie, Compro Oro e il punto vendita Foot Locker.

Di fronte a questo quadro indiziario, Digos e Cosc Abruzzo hanno depositato alla Procura della Repubblica di Pescara e a quella per i minorenni dell’Aquila un’informativa di reato per istigazione a delinquere aggravata. Per il solo maggiorenne è stata contestata anche la detenzione illegale di arma da sparo. Oltre alle tre perquisizioni in provincia di Pescara e una a Francavilla, sono tuttora in corso accertamenti per identificare altri partecipanti alle chat con profili giudicati di rilevanza penale.

In contemporanea ieri la polizia ha perquisito le abitazioni di cento giovanissimi, di cui 51 minorenni, di altre 17 città italiane, finiti nei guai dopo gli scontri del 17 e 18 ottobre a Milano. Gli agenti hanno sequestrato telefoni cellulari, computer e altri dispositivi informatici, utilizzati per organizzarsi durante i disordini dello scorso weekend e anche in vista dell’appuntamento programmato oggi pomeriggio a Milano, Roma, Pescara e in altre piazze nazionali.

Le perquisizioni sono state eseguite dalle Digos, su delega dell’autorità giudiziaria, a Pescara, Arezzo, Bari, Bergamo, Bologna, Bolzano, Como, Firenze, Genova, Lodi, Napoli, Padova, Cremona, Verbania, Aosta, Monza, Varese e Verona. I cento ragazzini identificati, in base ai riscontri investigativi, sono risultati coinvolti negli scontri di Milano. Oltre ai dispositivi informatici, infatti, durante le perquisizioni sono stati sequestrati anche coltelli, armi da taglio e soft air, munizioni da guerra, manganelli telescopici, tirapugni e altri oggetti atti ad offendere come mazze, sfollagente, aste di alluminio, una balestra, taniche di plastica contenente benzina, indumenti per il travisamento, quali passamontagna e scaldacollo. E, in più, sono stati trovati anche capi rubati nei negozi.

A margine di un incontro in Prefettura a Treviso, in merito alle perquisizioni e alle indagini sulle chat con minacce di stupro, il ministro degli Interni Matteo Piantedosi ha sottolineato come l’allerta non sia solo a Milano, ma «ci sono attenzioni in altre città in cui potrebbero essere preannunciate iniziative di quel tipo». «C’era sicuramente un coordinamento tra i protagonisti di queste scorribande», ha detto il ministro, secondo il quale potrebbe trattarsi di «una cosa che parte solo dal basso» con «più reti di dimensione nazionale». E in vista delle proteste di oggi, Piantedosi sostiene di aver «rafforzato tutti i dispositivi».

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