Denuncia in tv, le incendiano l’auto «Ora ho paura: voglio andare via»

La donna aveva raccontato la vita impossibile in via Tavo durante la trasmissione “In cronaca” di Rete8 Domenica le offese da un appartamento sgomberato e rioccupato («Infame»), nella notte le fiamme
PESCARA. Prima non aveva paura, ora sì. P.O. abita da circa quarant’anni al Ferro di cavallo e non aveva mai subito intimidazioni dirette, fino a quando, nella notte tra domenica e lunedì, le hanno messo fuoco alla macchina parcheggiata sotto casa.
Il motivo? Un’intervista rilasciata in forma anonima a Rete8, all’interno della trasmissione “In cronaca”, realizzata dal giornalista Luca Pompei e andata in onda giovedì scorso.
Difficile pensare ad altro, dopo quello che la donna ha detto a “Vivere nella paura al Ferro di cavallo”: questo il titolo della trasmissione. Di quella paura P.O. ha raccontato di spalle, coperta da un cappuccio, con la voce camuffata al punto che non si capiva se fosse uomo o donna. Ha ricordato come è cambiato nell’ultimo ventennio quest’angolo di Pescara, diventato centro dello spaccio di droga per eccellenza.
Ma evidentemente le precauzioni non sono bastate: a sapere della sua apparizione a Rete8 erano pochi coinquilini. Forse una confidenza o una parola a mezza bocca ha fatto arrivare la voce a chi non doveva sentirla. Forse qualcuno ha voluto fare un favore a chi “comanda” al Ferro di cavallo. Fatto sta che la testimonianza anonima ha avuto un volto.
La prima minaccia è stata verbale: domenica pomeriggio, dal palazzo di fronte, le hanno urlato, in dialetto, «Nfamó» (Infamona). L’urlo è arrivato dal balcone di un appartamento sgomberato appena pochi giorni prima, e presto rioccupato. «Succede sempre così: li cacciano e tornano», raccontava anche chi, ieri mattina, passava davanti alla macchina di P.O., tra carabinieri e finanzieri arrivati sul posto. Sono intervenuti anche i vigili del fuoco per spegnere il rogo, Digos e vigili urbani.
Degli “eterni ritorni” la donna ha ripetuto in tv, dove ha detto poi di spaccio, scambi di pistole sotto casa, via vai di spacciatori e acquirenti in un posto dove è meglio abbassare lo sguardo di fronte a certe persone. Niente di nuovo, purtroppo: e il fatto che non sia niente di nuovo rende ancora più grave lo stato di abbandono in cui langue il Ferro di cavallo.
«Fino a vent’anni fa, non era così», spiega la donna, «erano due o tre famiglie, poi i figli sono cresciuti, a mano a mano che si liberava qualche casa se la prendevano». I politici? «Uno è venuto a fare propaganda durante le ultime elezioni, è stato eletto e non s’è più visto».
L’Ater? «Da noi che abbiamo i contratti pretende la luce delle scale, dagli altri niente. Rubano acqua e luce, una volta hanno sfondato un pavimento per riprendere il tubo del gas: l’abbiamo segnalato, ma niente».
P.O. ieri ha ripetuto ancora queste cose mentre, in casa, i carabinieri raccoglievano la sua denuncia. Ripete anche non aveva mai avuto paura, ma che comunque lì bisogna fare attenzione agli sguardi e alle parole. Ad andarsene ha provato: «Ho fatto tre volte la domanda per avere un’altra casa: mai accettata. Se me la dessero, mi caricherei adesso i mobili in spalla».
A maggior ragione dopo quello che è successo l’altra notte: le hanno buttato la benzina sulla macchina per darle fuoco, fondendo il motore. Lei tra l’altro ha rischiato grosso, perché ha cerca di spegnere le fiamme con una bottiglia semipiena trovata a terra: pensava fosse acqua, e invece c’era cla benzina usata per il rogo, poi sequestrata dai carabinieri.
Il palazzo di P.O. è rimasto uno dei pochi del Ferro di cavallo con il portone: negli altri sono stati quasi tutti levati, per fare in modo che chi compra la droga “al dettaglio” possa salire direttamente a quello che di fatto è un “negozio”. I palazzi senza portoni sono praticamente una cosa tipica del Ferro di cavallo. L’altra cosa che colpisce chi ci arriva per la prima volta è l’asfalto dissestato pieno di buche enormi: un colpo d’occhio che dà subito l’idea dell’abbandono. A parte telecamere e posto fisso di polizia, da tempo richiesti, si potrebbe cominciare anche da qui, semplicemente dalla strada, per dare l’idea che via Tavo non sia un posto per cittadini di serie B.
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