Derubò un 15enne con il coltello Giovane rapinatore ai domiciliari

23 Giugno 2019

PESCARA. La notte del 2 giugno, in viale Regina Margherita, ha avvicinato due ragazzini che stavano tornando a casa, li ha minacciati con un coltellino e ne ha rapinato uno, un 15enne. Gli ha portato...

PESCARA. La notte del 2 giugno, in viale Regina Margherita, ha avvicinato due ragazzini che stavano tornando a casa, li ha minacciati con un coltellino e ne ha rapinato uno, un 15enne. Gli ha portato via 25 euro, le sigarette e il telefono cellulare, facendosi consegnare il codice di sblocco dell’apparecchio. Di questo è accusato Mihai Otea, 19 anni, nato in Romania ma residente da tempo a Pescara, che gli uomini della sezione Antirapina della squadra mobile hanno arrestato e sottoposto agli arresti domiciliari, come disposto dal giudice per le indagini preliminari Antonella Di Carlo (il sostituto procuratore che ha coordinato le indagini è Silvia Santoro). È accusato di rapina e la sua individuazione non chiude affatto il caso perché quella notte non era solo ma ha agito con due complici (che hanno immobilizzato la vittima) e gli uomini della Mobile, diretti da Dante Cosentino, contano di rintracciarli al più presto.
C’è anche altro. La polizia non esclude che il 19enne si sia reso responsabile anche di episodi dello stesso tipo, sempre in compagnia di altri giovani. Così come non esclude che ci sia una vera e propria banda, con formazioni alternative, che ha messo a segno vari colpi, seguendo sempre lo stesso schema e prendendo di mira dei ragazzini indifesi nei cui confronti far valere la logica e i modi tipici dei bulli, con fare prevaricatore e violento.
Mihai non è nuovo a fatti del genere: quando era minorenne è finito in una comunità a seguito di una rapina, oltre ad avere una serie di precedenti di polizia.
Le indagini sono in corso per fare luce anche su altre rapine, come quella avvenuta la notte tra il 7 e l’8 aprile nei giardinetti di piazza Primo Maggio ai danni di due ragazzini non ancora 17enni. Sono stati avvicinati da due sconosciuti che dicevano di essere armati e li hanno derubati dei soldi che avevano in tasca, oltre a picchiarli, come è stato raccontato proprio alla polizia. Ma ci sono anche altre rapine su cui la Mobile sta indagando ed è possibile che i responsabili siano tutti componenti di un’unica banda che semina il terrore tra i giovanissimi. Per fare in modo che il gruppo di bulli venga bloccato è importante, però, che le vittime abbiano il coraggio di raccontare l’accaduto, a casa e poi alle forze dell’ordine. (f.bu.)