Detenuto in permesso prende a pugni quindicenne

Mario Bolognese si è avventato sul ragazzino che discuteva con la fidanzata La Mobile lo va a prendere nella comunità dove stava scontando i domiciliari
PESCARA. Due fidanzatini che discutono in piazza Salotto, in mezzo agli amici. È bastato vedere questo, a Mario Bolognese, 28 anni pescarese, per mandare a rotoli tutto il percorso già fatto nella comunità di Ortona dove stava scontando gli arresti domiciliari per reati che vanno dalla tentata rapina aggravata, alla ricettazione, al porto abusivo d’armi commessi nel 2016. Bolognese, che stava trascorrendo il suo primo giorno di permesso proprio in piazza Salotto, alla vista di quella scena, lo scorso 2 ottobre, è scattato come una molla, avventandosi contro il quindicenne. E con due pugni in pieno volto ha causato la quindicenne, un giovane calciatore di talento, una contusione al volto e una frattura dell’orbita destra giudicati poi guaribili dai medici in trenta giorni.
Sconvolti gli amici e la ragazzina stessa, che ha negato immediatamente quello che Bolognese ha detto per giustificarsi del gesto: «Sono un amico di famiglia, dovevo difendere la ragazza». Ma è stata proprio la ragazzina, insieme agli amici del 15enne preso a pugni, a testimoniare e a raccontare per filo e per segno la cronaca di quell’aggressione completamente gratuita. Anche in considerazione del fatto che, dopotutto, i due ragazzi stavano semplicemente discutendo tra loro, e non c’era bisogno di difesa alcuna.
Così, dopo la denuncia e la testimonianza dei presenti, a distanza di più di un mese Bolognese, che nel frattempo era tornato in comunità, è stato condannato a tre anni di reclusione. La Corte d’Appello dell’Aquila, infatti, gli ha revocato il beneficio degli arresti domiciliari e per lui si sono aperte le porte del carcere.
Sono stati gli uomini della squadra Mobile di Pescara, diretti da Pierfrancesco Muriana ad andarlo a prendere nella comunità dove il giovane stava scontando i domiciliari.
Agli investigatori, Bolognese ha ripetuto di nuovo la sua versione, «ho visto quello che urlava e non ci ho visto più».
Una reazione evidentemente innescata dallo stato di ebbrezza in cui si trovava il 28enne e di cui hanno subito riferito i testimoni, tutti giovani che non hanno avuto remore nel fare fronte unico con l’amico aggredito.
Per Bolognese, accusato di lesioni gravi con l’aggravante dei futili motivi, è l’ennesimo scivolone in un momento, forse, in cui sembrava essersi ripreso come testimoniavano alcuni dei ragazzi che lo hanno salutato in lacrime mentre veniva portat oin carcere. Una vita, quella del 28enne, giocata sempre sul filo, come racconta la sua fedina penale. Gli ultimi due episodi contestati, e per cui stava scontando i domiciliari, la tentata rapina all’agenzia di viaggi Cagidemetrio di via Ravenna e il furto con spaccata in un locale di via del Porto. (s.d.l.)
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