«Devo la vita a un giovane che mi ha preso per mano»
La foto di suor Mariana ha fatto il giro del mondo, ma nel convento crollato che ospitava anziani ci sono sette dispersi: «Nessuna speranza di trovarli vivi»
INVIATO AD AMATRICE. Il sangue che cola sul volto e sporca il bianco del velo. Una delle foto simbolo del terremoto ritrae una suora albanese sfuggita alla scossa. Foto che ha fatto il giro d’Italia e del mondo.
La religiosa di Scutari, in Italia da tempo, è sopravvissuta al crollo dell’Istituto don Minozzi di Amatrice che ospitava una ventina di anziani. Si chiama Mariana e ha 32 anni. Poggiata su una barella, con una coperta a terra e il telefonino in mano, la foto è stata scattata nelle prime ore dopo il cataclisma che ha colpito Amatrice e il circondario ed è finita sulla prima pagina della Stampa e campeggia nell’apertura dell’americano Nbc News come del giornale argentino El Clarin.
La suora appartiene all’Ordine delle ancelle del Signore e fino a mercoledì aveva il compito di custodire il convento. Oltre a lei, altre due religiose sono scampate al crollo dell’edificio che le ospitava: una è della provincia di Potenza e l’altra di quella di Matera.
«Stanno bene, anche se hanno qualche ferita», spiega don Cesare Pagliozzi dell’Istituto don Minozzi di Amatrice. Le tre sopravvissute si trovavano in un’ala della struttura che è crollata solo parzialmente. Scampati ai crolli anche quindici ospiti dell’istituto dove si trova la chiesa del Santissimo crocifisso.
Di altre tre suore – di Potenza, Taranto e Rieti – non si hanno notizie. Sono ufficialmente disperse, insieme a quattro anziani ospitati ad Amatrice. Di fatto, come confermato da don Cesare Pagliozzi, non ci sono speranze di trovare in vita i sette. I cani dei soccorritori non hanno fiutato tracce di vita e a causa dell’elevato rischio di crolli non sono neanche iniziate le operazioni per scavare tra le macerie dell’istituto.
«Sono stata salvata da un angelo», racconta suor Mariana, «è un giovane che assiste anziani, nostri ospiti. Non ci ho mai parlato. Durante la scossa mi ha preso per un braccio e mi ha portata fuori. Mentre stavamo uscendo abbiamo udito le voci disperate di suor Maria e suor Giuseppina. Urlavano che non riuscivano a respirare, e così siamo tornati indietro. Questo ragazzo ha rischiato la vita per dare una mano anche a loro». Ma suor Mariana non si dà pace per le sorelle disperse. «Suor Cecilia, suor Agata e suor Anna dormivano al piano di sotto, nella parte più vecchia del palazzo, che è crollato del tutto», riprende, «dopo la notte avevo il telefono in mano per chiamare le persone a me più care, per chiedere loro di pregare per me e per Amatrice, perché con questo terremoto non sapevo come sarebbe finita».
L’istituto Don Minozzi, un tempo orfanotrofio femminile, era una struttura di accoglienza. Accanto c’è la chiesa del Santissimo Crocifisso, una delle mete turistiche di Amatrice. È rimasto in piedi solo un cartello che recita «il convento e la chiesa vennero danneggiati dal terremoto del 1639 e poi del 1919. Furono acquistati da padre Minozzi, che qui realizzò la prima sede dell’orfanotrofio femminile dell’Opera nazionale per il Mezzogiorno d’Italia. La chiesa è in stile barocco e sull’altare maggiore è posto un crocifisso ligneo del ‘400 che nel 1534 operò un fatto prodigioso». Dopo i due terremoti del 1639 e del 1919 la struttura religiosa è risorta. Sarà lo stesso anche dopo questa nuova catastrofe?
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