Di Carlo: «La sanità è da rivedere»
Il vicepresidente tira le somme dell’attività regionale. E fa la sua proposta
PESCARA. «Prima la mannaia del lungo commissariamento con annessi piani di rientro e poi la tanto evocata esigenza "normativa" di consolidare quella presunta virtuosità che avrebbe permesso il ritorno alla gestione fisiologica della sanità regionale: in entrambi i casi abbiamo però assistito allo sventramento delle risorse positive che avevano caratterizzato la sanità abruzzese negli anni precedenti». Così denuncia la Federazione Veterinari e Medici d'Abruzzo. «La riorganizzazione della rete ospedaliera», scrive Cesare Di Carlo, vice presidente della Fvm, «si è caratterizzata con una lunga ed estenuante guerra di campanili», in cui, sostiene sempre Di Carlo, le scelte «sono state e continuano ad essere quelle che, in virtù della decantata esigenza di fare economia, giustificano la demolizione di servizi di eccellenza nei quali professionisti seri e non apparentati con il potere politico hanno portato avanti, sulla propria pelle, esperienze virtuose capaci di rispondere ai bisogni della popolazione, pur in totale carenza di risorse umane e funzionali». Per la Fvm: «Dall'altra parte, si è constatato un proliferare di nuove strutture e nuove unità operative che hanno riempito gli organigrammi dei nuovi atti aziendali, strutture prive di alcun legame con i bisogni di salute espressi dalla popolazione abruzzese ma utilissime per costruire nuovi primariati».
Federazione Medici e Veterinari quindi «stigmatizza con forza questo atteggiamento irresponsabile della classe politica abruzzese» che «dimentica i bisogni di salute della popolazione e misconoscendo ogni tipo di meritocrazia dei professionisti che operano nel sistema salute». Di Carlo tira le somme del suo intervento molto critico affermando come sia «indispensabile una immediata inversione di tendenza, in grado di ricostruire un humus di affidabilità e fiducia reciproca tra gli attori protagonisti del sistema salute abruzzese. Inversione di tendenza», conclude, «che deve vedere protagoniste tutte le componenti attive attraverso il rilancio di quel confronto e quella concertazione che da troppo tempo sono stati accantonati a favore di un centralismo autoritario. Solo in questo modo si potranno ripristinare le condizioni necessarie per favorire una reale rinascita del sistema sanitario regionale». (c.s.)

