Di Febo, violenza scoperta dalle telefonate

23 Marzo 2016

L’ex assessore al secondo giorno di domiciliari dopo la condanna a una pena di 5 anni e 6 mesi

MONTESILVANO. È uno dei soli tre condannati nel processo Ciclone ed è stata proprio l’indagine sul presunto malaffare in Comune a far emergere un rapporto intrattenuto con una minorenne. L’accusa, che dopo un periodo in carcere ha riportato l’ex insegnante e l’ex assessore alla Pubblica istruzione Guglielmo Di Febo agli arresti domiciliari per i prossimi 5 anni e mezzo, incrocia le intercettazioni telefoniche dell’indagine Ciclone. Telefonate che la difesa di Di Febo, 68 anni, ha sempre contestato. Una tesi che, però, non è stata accettata dai giudici della Corte di Cassazione che hanno condannato Di Febo per violenza sessuale.

Ieri, per Di Febo è stato il secondo giorno di domiciliari. L’ex assessore è finito in carcere a novembre del 2014 dopo la condanna definitiva. Poi, Di Febo è tornato in libertà per sospensione provvisoria dell’esecuzione della pena sulla base dell’articolo 147 del codice penale.

I fatti risalgono al periodo 2005-2006, quando Di Febo insegnava in una scuola media di Montesilvano. Secondo la sentenza, l’ex assessore ha commesso violenze su una sua alunna di 14 anni durante una gita scolastica in Toscana e ha approfittato della ragazzina anche nel suo ufficio. In primo grado, il tribunale di Pistoia aveva scagionato Di Febo, ma la sentenza è stata ribaltata dalla Corte d’appello di Firenze con una condanna a 5 anni e 6 mesi, condanna poi confermata dalla Suprema Corte.

A decidere per i domiciliari è stato il tribunale di sorveglianza dell’Aquila. L’ordinanza è stata eseguita dai carabinieri di Montesilvano.