Di Maio lancia la Nuova Pescara: «La fusione va fatta al più presto»

13 Luglio 2022

Il rappresentante di governo al convegno organizzato da D’Alfonso con i sindaci di Tirana e Atene: «Rappresenta l’occasione per entrare nell’area Adriatico Ionica, con scambi commerciali miliardari»

PESCARA. Sì alla Nuova Pescara, «il prima possibile». Sì alla fusione dei comuni di Pescara, Montesilvano e Spoltore. Dal ministro degli Affari esteri e della cooperazione internazionale Luigi Di Maio arriva una spinta alla nascita di una nuova grande città di duecentomila abitanti che, suggerisce il titolare della Farnesina, non va letta in un’ottica localistica, come si fa generalmente «per le regioni italiane» ma va pensata all’interno della «cosiddetta regione Adriatico Ionica, un’area enorme» che parte dalle coste italiane, coinvolge i Balcani occidentali e arriva alla Grecia. «In mezzo ci sono 23 miliardi di euro di interscambio commerciale e le imprese italiane esportano in questa regione per 13 miliardi: numeri enormi che producono posti di lavoro e creano flussi turistici su entrambe le sponde», aggiunge Di Maio.
L’occasione per imprimere una chiave di lettura diversa, che guardi oltre i confini della provincia e dell’Abruzzo, è stata il convegno «La città senza confini al centro dell’Europa adriatica», promosso dal presidente della commissione Finanze del Senato Luciano D’Alfonso, che ieri pomeriggio ha riempito la sala consiliare del comune e ha fatto intervenire al dibattito i sindaci di Tirana, Erion Veliaj, e Atene, Kostas Bakogiánnis, oltre a Silvia Nanni, dell’Università dell’Aquila, mettendo pubblicamente a confronto i primi cittadini dei tre centri coinvolti nel progetto.
Per Di Maio «la consultazione pubblica è sacra» per cui non si può ignorare il voto dei cittadini che si sono espressi a favore della Nuova Pescara con centomila sì, in occasione del referendum sulla fusione. «Il tema vero è che la cittadinanza si è espressa», dice Di Maio. «Ora dovremo continuare a lavorare», prosegue, «e come Governo continueremo a sostenere questo progetto» che vedrà Pescara «al centro della regione Adriatico Ionica» sulla quale si lavora da venti anni per consentire «politiche e iniziative comuni alle città, alle Camere di commercio, alle imprese, alle università». Pescara, assicura Di Maio, sarà «al centro di questo importante dinamismo commerciale, economico, culturale, politico» e ne sarà «una delle capitali», aggiunge il ministro spingendo ad andare avanti con l’imperativo di stringere i tempi.
Punta a fare presto anche il sindaco di Pescara Carlo Masci che propone il nome di «Pescara e non Nuova Pescara», per la città che si andrà a costituire, «come è accaduto nella fusione con Castellamare», nel 1927. «Dobbiamo crederci, facendo un passo in avanti, osando, perché non è semplice mettere insieme le strutture amministrative. E nel 2024 possiamo provare a cogliere questo obiettivo», aggiunge Masci sottolineando che «sarà la fusione più importante che si farà in Italia». Ottavio De Martinis, sindaco di Montesilvano e presidente della Provincia, fa notare di non essere d’accordo «sul fattore tempo», e proprio questo aspetto lo pone «in contrapposizione con altri», pur non essendo ostile al processo in sé. Chiede che «tutti e tre i comuni vengano valorizzati, promossi, migliorati. Nessuno dei tre va mortificato. La fretta rischia di essere cattiva consigliera», sottolinea parlando delle «tante insidie che vanno azzerate». E fa suonare «un campanello di allarme», invita a «pensare ai territori interni», che rischiano di essere penalizzati. Nello stesso tempo annuncia che la Provincia è pronta a «fare da coordinamento tra i 3 Comuni». «Il processo va governato e programmato, non ci può essere una fusione a freddo», chiede il sindaco di Spoltore Chiara Trulli invitando a «unire prima i servizi e poi gli apparati» e sottolineando che «grande non è equivalente di bello ma deve voler dire anche prospettive di sviluppo».
Citando alcuni esempi di città nate da fusioni, tra cui «Bruxelles e Charleroi», D’Alfonso fa notare che per la Nuova Pescara «la legge c’è, i fondi anche (105 milioni per 10 anni), per cui ora si deve mettere il cantiere in cammino, serve una pianta organica che metta in campo il personale di questa piattaforma urbana e servono partiti politici in grado di superare le mura, il confine. Il giorno dopo la nascita dovrà funzionare tutto, altrimenti si rischia la Pescar-exit. E si può già pensare a una vocazione: qui si può realizzare l’immediatezza amministrativa».