Di Marco incalza il Pd: «Ditemi se mi candidate»

11 Gennaio 2019

PESCARA. L’ex presidente della Provincia Antonio Di Marco incalza i vertici regionali del Partito democratico in vista, sabato, della chiusura delle liste per il rinnovo dell’Emiciclo. Il 10 febbraio...

PESCARA. L’ex presidente della Provincia Antonio Di Marco incalza i vertici regionali del Partito democratico in vista, sabato, della chiusura delle liste per il rinnovo dell’Emiciclo. Il 10 febbraio gli abruzzesi vanno alle urne e in questi ultimi giorni bisogna ufficializzare i candidati. Di Marco è pronto, ma dal Pd ancora nessuna risposta. E così l’ex presidente chiede formalmente chiarezza con una lettera indirizzata agli ex segretari regionali del partito Silvio Paolucci e Marco Rapino, al segretario reggente Renzo Di Sabatino e a quello provinciale Enisio Tocco, agli onorevoli Stefania Pezzopane, Camillo D’Alessandro e Luciano D’Alfonso, e al presidente vicario regionale Giovanni Lolli. «Credo che la mia storia e l’entusiasmo di tanti che mi sostengono meritino una risposta chiara e onesta», scrive Di Marco nella sua lettera, «attendo di ricevere con urgenza una risposta dal mio e nostro partito: dopo tutto se sarò candidato avrò bisogno di saperlo per portare avanti il mio impegno, e nel caso contrario per capire le ragioni di un eventuale diniego». Che dopo Palazzo dei Marmi Di Marco ambisse alla “promozione” in Regione era noto da tempo: a metà settembre si è dimesso da presidente in leggero anticipo rispetto al rinnovo del consiglio provinciale. E, pur nell’incertezza, un primo mezzo appuntamento elettorale lo ha organizzato lunedì scorso al porto turistico, dove ha ripercorso in un’iniziativa pubblica le tappe più significative della sua esperienza da presidente. «Da tempo ho comunicato al nostro partito la disponibilità a candidarmi», ricorda Di Marco ai maggiorenti abruzzesi del Pd, «la mia è una disponibilità piena e senza riserve rimessa per intero alla valutazione della nostra comunità politica attraverso i suoi organi legittimi». In un passaggio della lettera cita la sciagura di Rigopiano, avvenuta durante la sua presidenza: «Ho avuto finalmente la possibilità di far presente ai magistrati inquirenti che gli addebiti che mi sono stati mossi o non riguardano competenze della Provincia, oppure non rientrano tra le facoltà del presidente». (a.r.)