Di Matteo: io, sfrattato dalla Regione

Pescara, l’ex assessore trova l’ufficio chiuso a chiave e minaccia di chiamare i carabinieri: «È un atto grave»
PESCARA . È uscito di casa di buon ora, ieri mattina, per recarsi nel suo ex ufficio, e liberarlo dei suoi effetti personali e dei documenti accumulati in quattro anni di lavoro, ma le porte erano state chiuse a chiave.
È accaduto ieri mattina a Pescara, nel palazzo del Consiglio regionale, in Piazza Unione. Lo “sfrattato” è Donato Di Matteo, ex assessore regionale dopo le dimissioni presentate lo scorso febbraio per divergenze con la linea dettata dal presidente Luciano D’Alfonso. Trovare l’ufficio interdetto è stato uno choc perché, ha raccontato nel corso di una conferenza improvvisata tenuta lungo il corridoio, tra sedie e scatoloni, «avevo concordato con Enzo Del Vecchio che sarei uscito oggi (ieri per chi legge, ndr). Solo quando ho minacciato di chiamare i carabinieri, un collaboratore della segreteria del governatore ha riaperto gli uffici, permettendomi così di riprendere le mie cose, liberare i locali e traslocare».
Di Matteo, dopo le dimissioni da assessore regionale, attualmente ricopre l’incarico di consigliere, essendo stato eletto «in provincia di Pescara», sottolinea con orgoglio, «con più di settemila voti».
Una mossa del tutto inaspettata, che lo ha preso di sorpresa ma che non lo ha intimidito. Anzi. «Questa brutta sorpresa rasenta il reato di sequestro di atti personali. Mi hanno riferito», ha detto ieri Di Matteo, «che il presidente è venuto personalmente a prendere le chiavi, chiudendo le stanze del mio ufficio. Eppure, qualche giorno fa avevo concordato che questa sera avrei liberato gli uffici, per spostarmi al quinto piano».
«Quanto accaduto questa mattina (ieri, per chi legge, ndr), è grave. Sono stato sfrattato dal proprietario della Regione Abruzzo, lui ha concepito questo ente come sua proprietà. Da domani continuerò a fare quello che ho fatto fino a oggi per quattro anni e lavorerò affinché nel centrosinistra si avvii una fase diversa. Spero che D’Alfonso capisca di doversi mettere da parte. Il mio prossimo atto», conclude Di Matteo, «sarà votare la decadenza di D’Alfonso che non può giocare con le istituzioni».
Quanto accaduto ieri, per Di Matteo, «è qualcosa di ingiustificabile. Non essendo più assessore non voglio occupare degli spazi in maniera abusiva. Io non mi sento proprietario di stanze. Lui forse, negli anni», si sfoga, «ha dimostrato di confondere la proprietà privata con le strutture pubbliche. Mi rivolgo a tanti colleghi che della compagine di centrosinistra, che dovrebbero responsabilmente interrompere il percorso di una persona che non è più adatta a governare questa regione, prima che continui a fare altri danni». E, naturalmente, non poteva mancare la replica della Regione (vedi l’articolo di spalla), alla quale ha immediatamente fatto seguito la controreplica di Di Matteo. «Pare molto strana la lettera protocollata in data oggi da Del Vecchio, credo posticipatamente alla mia telefonata di questa mattina, effettuata in viva voce alla presenza di collaboratori, nel corso della quale chiedevo spiegazioni sulla inaspettata chiusura delle stanze in piazza Unione. Una vicenda paradossale che mi costringe a rivolgermi alle vie legali, qualora persistano menzogne e posizioni ambigue sul caso».

