Di Nisio si appella ai prof d’Urbanistica: l’Adriatico è un edificio doc
PESCARA. Si appella ai professori di urbanistica Alberto Clementi e Mosè Ricci, Fausto Di NIsio, ex consigliere comunale indipendete che, contrario alla possibile trasformazione dello stadio...
PESCARA. Si appella ai professori di urbanistica
Alberto Clementi e Mosè Ricci, Fausto Di NIsio, ex consigliere comunale indipendete che, contrario alla possibile trasformazione dello stadio Adriatico, chiama in causa i due architetti.
«Proprio voi», scrive Di Nisio, «allorquando siete stati chiamati a individuare gli edifici "doc" abruzzesi in base all’indagine commissionata dalla Direzione generale per l’architettura contemporanea all’allora facoltà di Architettura di Pescara, non avete esitato un attimo a inserire tra le cinque architetture “eccellenti” del secondo Novecento abruzzese proprio la struttura progettata dal grande architetto Piccinato. Ed è proprio per questo motivo», va avanti l’ex consigliere Di Nisio, «che vi chiedo di intervenire nel dibattito cittadino per far comprendere a una politica sorda e disattenta che il patrimonio culturale e artistico di questo paese non può assolutamente essere messo in discussione sulla base di interessi esclusivamente economici».
«Molto probabilmente», sottolinea Di Nisio, «alla politica pescarese e ai cittadini sfugge il valore storico-architettonico dello Stadio Adriatico così come è nell’attuale situazione anche in considerazione della innegabile qualità del progetto architettonico che venne redatto dal grande architetto Luigi Piccinato».
«Quanto poi all’opportunità di trasformare l’attuale stadio a servizio esclusivo della pratica del calcio (realizzandone uno ex novo per la pratica sportiva dell’atletica leggera) bisogna evidenziare alcuni aspetti critici che farebbero propendere per una soluzione diversa e cioè quella della costruzione ex novo di uno stadio privato per la società di calcio. In questo modo tutta una serie di problemi che oggi generano le norme vigenti sull’ordine pubblico non graverebbero sui commercianti e sui residenti della zona. Inoltre, la preservazione di questa importante opera architettonica nel suo progetto iniziale, varrebbe anche ad eliminare l’immissione nel tessuto economico produttivo della città dell’ennesimo centro commerciale che genererebbe non pochi problemi alle piccole e piccolissime attività artigianali e commerciali della città».

