Di Rocco, il genio dei numeri che ha conquistato la Svezia partendo da Lanciano e Vasto

16 Luglio 2023

Ha un record: prima donna ad avere la cattedra universitaria in Matematica Vive a Stoccolma, nell’intervista al Centro racconta come si diventa scienziati  

LANCIANO. È stata la prima donna ad ottenere, nella patria del Premio Nobel, una cattedra universitaria in Matematica pura. Numeri e dati sembrano non avere segreti per Sandra Di Rocco, professore universitario a Stoccolma dalle salde origini abruzzesi: nata a Lanciano 55 anni fa, ha trascorso infanzia e adolescenza a Vasto, prima di lasciare l'Italia per amore dello studio ma anche del marito polacco, conosciuto negli Usa. La sua terra d'origine ha deciso di premiare il suo genio matematico conferendole il premio “Frentano d'oro 2023”. Quando e come nasce la sua passione per la matematica, professoressa Di Rocco?
La matematica è stata sempre la materia che mi ha incuriosita di più e allo stesso tempo quella che mi risultava più semplice. Fin dalle elementari la mia maestra commentava con i miei genitori il fatto che io risolvessi dei problemi matematici all'istante, in classe. In realtà all'epoca non mi rendevo conto che queste materie mi risultavano più semplici di altre. Ma riconosco che mi hanno sempre appassionato: quando ero bambina, ad esempio, tra i libri dei compiti delle vacanze, quello di matematica lo facevo il primo giorno, per me era come un gioco. È un interesse che ho avuto fin da piccina. Al liceo scientifico mi sono appassionata ancora di più, ma all'inizio è venuto in modo molto naturale. Non mi sono mai fatta influenzare dai preconcetti culturali sul fatto che la matematica è difficile, soprattutto per le ragazze. Mi è venuto facile perché da subito ho apprezzato il pensiero logico e altre caratteristiche delle materie scientifiche. Mio padre Domenico si autoproclamava persona logica, molto razionale. Forse questo approccio l'ho preso dal mio papà, ma non credo che interessi e talenti si ereditino. Io sono stata fortunata perché da subito ho capito e mi hanno fatto capire il talento che avevo.
Quanto è presente nella sua vita quotidiana la matematica?
Sono sposata con un matematico (il polacco Wojciech Chacholski, ndc)! Quindi la matematica è sempre presente nella mia vita quotidiana, ma con mio marito ci siamo imposti di non parlare a casa di matematica e questioni professionali. Ci riusciamo fino a un certo punto, perché il lavoro di ricerca prevede uno studio continuo, che va oltre gli orari di ufficio. Siamo persone molto pratiche, un minimo di pianificazione ci vuole ma sappiamo anche cogliere le opportunità che arrivano, siamo abbastanza estemporanei nelle cose. Nostra figlia Rebecca, 22 anni, ha messo presto in chiaro che bastavano già due persone in famiglia ad occuparsi di matematica! Con nostro dispiacere ha preso altre strade al liceo, ma nella scelta dell'università ci ha stupito: si è iscritta ad un corso di laurea tra economia digitale e informatica. Non proprio lontanissimo dalla matematica.
Consiglierebbe ai giovani, che si apprestano oggi a scegliere l'università, di intraprendere un percorso di studi in materie scientifiche?
Io consiglio a tutti i ragazzi che hanno un minimo di interesse in aree scientifiche, come matematica, fisica, statistica, di scegliere un corso di laurea a indirizzo matematico, perché al momento ci sono enormi possibilità lavorative. Attorno a queste materie ci sono preconcetti culturali che non sono solo italiani, ma mondiali. Ma avere 3 in matematica, a mio parere, significa non studiare, non che non si è portati per la matematica. Se si ha un minimo di interesse, ad applicarsi soprattutto, la matematica è per tutti. È un ragionamento logico che, insegnato in un certo modo, si può apprendere abbastanza facilmente.
Oggi il tema attorno a cui si discute, in termini entusiastici ma anche preoccupati, è quello di intelligenza artificiale: lei, che è anche nel comitato svedese di iniziativa, cosa ne pensa?
Non penso - ma è mia opinione personale - che si potrà arrivare a sostituire fantasia e creatività umane con l'Ai. Ci si proverà, certamente, ma i risultati non saranno comparabili, almeno nel breve termine. L'intelligenza artificiale è un supporto lavorativo in molti campi e si sta sviluppando in maniera molto veloce. Il problema principale è che tutti i programmi che utilizzano l'Ai attingono dal web e non tutto quello che c'è sul web è corretto o veritiero. Bisogna quindi usare una certa criticità e verifica. Questo aspetto etico sta prendendo piede nella ricerca, anche in Svezia si investe molto. Certo è che l'intelligenza artificiale esiste e non la possiamo ignorare né scacciare, ma dobbiamo trovare un giusto equilibrio, muovendoci con i tempi giusti che purtroppo sono stretti. Ritengo che abbia molti vantaggi – penso ai supporti robotici che potrebbero essere sviluppati per categorie come anziani e non vedenti – ma va usata con moderazione e cercando un equilibrio.
Quale bagaglio ha portato con sé in Svezia dall'Abruzzo, e in particolare da Lanciano e Vasto?
Mi dicono spesso che sono molto schietta, diretta e spontanea e queste credo siano caratteristiche abruzzesi. Di Lanciano mi porto soprattutto le tradizioni: a Natale torniamo quasi tutti gli anni e passiamo la Squilla dallo zio anziano, tradizione a cui si è affezionata molto anche mia figlia. Non avendo famiglia in Svezia, per noi il Natale è associato al tornare in Italia e al fare queste grandi riunioni di parenti. Di Vasto mi porto la spiaggia e il brodetto. I nostri amici svedesi conoscono tutto di Lanciano e Vasto, anche la Via Verde: passeggiare o andare in bici è un antidoto allo stress lavorativo.
Le migliori menti italiane sono spesso costrette a trasferirsi all'estero: le piacerebbe tornare in Italia un giorno? Mi piacerebbe tantissimo, in qualche modo. Ho molte collaborazioni con colleghi italiani, che mi portano spesso a tornare a Torino, Milano, Trieste, Trento, ma anche a Roma e L'Aquila, dove mi sono laureata. Spesso ho richieste, non solo dall'Italia, ma queste mi tentano di più! Al momento non è così facile, soprattutto dopo tanti anni e con fondi di ricerca tanto importanti (nella sua carriera accademica ha avuto oltre 2,5 milioni di finanziamenti, ndc). Il problema dell'Italia è proprio questo.
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