Di Sante: la prescrizione non equivale all’assoluzione
MONTESILVANO. «La prescrizione non equivale all'assoluzione». A ricordarlo ai protagonisti dell’inchiesta sui concorsi truccati al Comune è il segretario provinciale di Rifondazione Corrado Di Sante....
MONTESILVANO. «La prescrizione non equivale all'assoluzione». A ricordarlo ai protagonisti dell’inchiesta sui concorsi truccati al Comune è il segretario provinciale di Rifondazione Corrado Di Sante. Nei giorni scorsi, il tribunale di Pescara ha messo fine, per avvenuta prescrizione, al caso giudiziario che contava tra gli imputati il consigliere regionale del Pdl Lorenzo Sospiri, l'ex sindaco Pasquale Cordoma, l'ex assessore provinciale Roberto Ruggieri, l’allora capogruppo di Forza Italia Luigi Marchegiani, l’ex assessore Corrado Carbani, e altre 12 persone che parteciparono al concorso indetto nel 2007.
Una decisione presa in virtù di una direttiva del Consiglio superiore della magistratura secondo cui i processi che hanno per oggetto reati non particolarmente gravi, prossimi alla prescrizione, e per i quali non sia ancora iniziata l'istruttoria, non devono essere celebrati ma rinviati a una data successiva alla maturazione della prescrizione. «Se il nostro ordinamento, grazie alle leggi vergogna di Berlusconi, prevede tempi di prescrizione brevi che consentono di sottrarsi al giudizio», commenta Di Sante, «questo non implica che i politici inquisiti possano considerarsi immacolati. L'imputato può rinunciare alla prescrizione e se si tratta di un politico che gestisce la cosa pubblica avrebbe il dovere morale di farlo. Se si ricorre alla prescrizione», aggiunge, «si decide sostanzialmente di evitare di dimostrare la propria innocenza o la non sussistenza del reato».
A detta del segretario di Rifondazione, dunque, «per il prescritto, dal punto di vista politico, vale la "presunzione di colpevolezza" perché una persona che ricopre cariche pubbliche dovrebbe sentire il dovere di dimostrare la propria innocenza e non avvalersi della scadenza dei termini per sottrarsi di fatto al giudizio». (a.l.)
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