Di Sipio: rischio vuoto in quell’area proporrei un orto o un acquario
PESCARA. Assessore ai lavori pubblici al Comune di Pescara dal 1975 al 1990, in giunte di centrosinistra, presidente della Usl (come allora si chiamava) nel 1987 (per un anno), presidente della...
PESCARA. Assessore ai lavori pubblici al Comune di Pescara dal 1975 al 1990, in giunte di centrosinistra, presidente della Usl (come allora si chiamava) nel 1987 (per un anno), presidente della Provincia dal 1990 al 1995, presidente del Corecom dal 2007 al 2009 e di professione dirigente della Camera di Commercio (oggi in pensione). In più l’ «hobby», che tanto passatempo non è, vista la sua professionalità, della gastronomia, che lo porta ad essere consulente dei prodotti tipici abruzzesi. Insomma, un palmares di tutto rispetto, quello di Tino Di Sipio, da sempre democristiano, il quale di acqua sotto ai ponti, a Pescara, ne ha vista passare tanta, tra progetti e promesse.
A partire dalla stagione della costruzione della nuova stazione ferroviaria e con la derivante area di risulta, piena di idee, ma dimenticate nei decenni. Lo stesso potrebbe accadere ora, dopo l’annuncio, da parte del presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, dell’avvio della demolizione dell’ex Cofa (il mercato ortofrutticolo del lungomare sud, in disuso dal 2004). Adesso sono arrivate anche le polemiche, dopo la visita di Oscar Farinetti, fondatore di Eataly che, tempo fa, in occasione di un convegno, ha spronato l’Abruzzo affinché faccia di più per esportare i propri prodotti.
Per qualcuno, infatti, Farinetti potrebbe essere coinvolto in un progetto riguardante il post ex-Cofa, e dunque il leader di Eatily potrebbe avere un ruolo troppo ingombrante (secondo alcuni) nelle future iniziative sull’area che dovrà essere rasa al suolo.
Di Sipio, e di recente anche gli architetti col presidente provinciale dell’ordine Laura Antosa, ha parlato di un rischio “vuoto” per l’ex Cofa. Un po’ come per l’area di risulta. «Ma io non direi che per l’area di risulta si debba parlare di “vuoto”, poiché quello spazio una funzione ce l’ha. Ed è quella del parcheggio delle automobili. Se queste non ci fossero, allora sì che si avrebbe la sensazione di essere di fronte a una situazione simile a quelle che seguono un confronto bellico. Altra questione è il fatto che dei progetti di cui si parlava nel 1987 non si è saputo più nulla».
Insomma, realtà distopica a parte che non si è fortunatamente realizzata, solo tanti sogni. «Sì, diciamo che s’è creato quello che io definisco l’ «abuso» del parcheggio, mentre invece prima si discuteva del progetto Protagora: ovvero si dovevano costruire, all’interno della circonferenza, dei fabbricati bassi e dei centri commerciali, in modo tale che a nord non rimanesse solo la sopraelevata. Ma poi si è parlato anche di teatro, di parcheggi sotterranei e di biblioteche. Oppure, come dicevano i Verdi, si pensava anche a impiantare un bosco». E invece. «E invece oggi ci rimane solo il Ferrhotel, al posto del teatro, con i parcheggi che sono rimasti tali e quali».
Potrebbe accadere lo stesso con la demolizione dell’ex Cofa.«Certo. E poi quando si lascia del tempo, ai cittadini, senza realizzare niente, il rischio che si presenta è quello del fenomeno abusivo. E il rischio “vuoto” lo vedo anch’io, così come lo vedono gli architetti».
Cosa realizzerebbe Di Sipio nell’ex Cofa? «Intanto non farei dell’abitativo o qualcosa di impattante con la riviera sud e direi no ad una città del divertimento, poiché l’area è insufficiente. Pertanto farei qualcosa a servizio della città nord. Se adesso c’è il ponte del mare che “plana”, come “atterraggio” vedrei bene un orto botanico o un acquario. Comunque un luogo attrattivo, con bar e ristoro».
E del possibile arrivo di Farinetti, che dice? «Io non credo che Farinetti sia venuto qui per ottenere una sua filiale. Se fosse così, tuttavia, ai prodotti tipici locali dovrebbe rimanere però il 30-35%». (v.d.l.)
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