Dice il falso per evitare all’amico il sequestro di 115mila euro: arrestato 

Luca Ciuffetelli, 36 anni, in carcere dopo le indagini della squadra mobile I soldi, di provenienza sospetta, erano stati trovati nella casa di un 57enne

PESCARA. Pur di salvare un amico, ha accettato di testimoniare il falso in tribunale. Ha anche articolato il suo piano, presentando delle prove, o presunte tali, per sostenere la propria tesi. Ma non è servito perché Luca Ciuffetelli, 36 anni, di Francavilla al Mare, è stato scoperto, smentito dagli accertamenti della polizia e ora arrestato dagli uomini della squadra mobile, che hanno indagato su di lui. Al centro di tutto ci sono i 114.950 euro che a gennaio 2019 i carabinieri hanno scoperto, durante una perquisizione, nella cucina di una casa dell'Ater a Fontanelle, occupata da Angelo Cirelli, 57 anni, di origine rom, con precedenti per reati contro il patrimonio e associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti.
I fatti che si sono sviluppati da allora hanno fatto scendere in campo Ciuffetelli che ora è finito in carcere per false dichiarazioni o attestazioni in atti destinati all’autorità giudiziaria e falsa testimonianza. E i fatti sono questi. Se all'inizio il tribunale di Pescara respinge la richiesta di sequestro preventivo di tutti quei soldi, che quindi restano a Cirelli, in un secondo momento, a giugno 2019, il questore chiede e il tribunale dell'Aquila dispone il sequestro preventivo - ai sensi del codice antimafia - dei beni accumulati da Cirelli e dai suoi, considerato che è disoccupato e senza fonti di reddito legittime.
Scatta così il sequestro di beni che viene eseguito su un immobile di via Aterno, una Golf, una Ka, una Fiat 500 e solo una parte, davvero minima, dei 114.950 euro. Per soccorrere l'amico e consentirgli di opporsi al sequestro, Ciuffetelli, che dice di aver conosciuto Cirelli nel bar dove lavorava in viale D'Annunzio e di avere con lui rapporti legati al gioco, cerca di dimostrare che tutte quelle disponibilità di soldi sono legate alle vincite. Segue un percorso articolato, strutturato.
Come prima cosa Ciuffetelli, chiamato a testimoniare, presenta in udienza una dichiarazione scritta a mano in cui sostiene di essere titolare di una agenzia di scommesse Snai in via Nazionale Adriatica Nord a Francavilla e che tra il 2009 e il 2011 Cirelli, giocatore abituale, ha vinto 40mila euro. Li ha ritirati Ciuffetelli per poi versarli all'altro in contanti, visto che Cirelli «non aveva un conto corrente». «Lui», si giustifica Ciuffetelli parlando dell'amico, «aveva problemi per l'incasso. Mi chiedeva di mostrare il mio documento e poi, una volta che dai il documento, attestano a te» la somma vinta. «Io davo il mio documento, mi pagavano in contanti e lui si prendeva i soldi: per questo favore, qualche volta mi ha regalato 50 - 100 euro. Tempo fa», dice sempre Ciuffetelli in aula parlando di Cirelli, «mi venne a chiedere se era possibile risalire a quelle vincite. Io ho fatto una email e mi hanno mandato qualche copia». Per rendere la sua testimonianza credibile, Ciuffetelli porta in tribunale dei moduli di identificazione dei riscossori delle vincite rilasciati dall'agenzia, sostenendo che glieli ha chiesti il Fisco.
E dice: «Ho dovuto mandare più e-mail, perché non è stato facile ricacciare» queste informazioni. «Qualche copia di schedina mi hanno mandato, e nemmeno credevo di riuscire ad averle». Ma la Procura dell'Aquila non gli crede e il pm Stefano Gallo chiede alla Mobile pescarese, diretta da Dante Cosentino, di indagare. Gli accertamenti del Nucleo di polizia dei giochi e scommesse, il cui responsabile è Costanzo Pastore, permettono di far crollare il castello messo in piedi dal 36enne. Si scopre, cioè, che Ciuffetelli ha sì collaborato con la concessionaria di scommesse ma solo per un periodo diverso da quello indicato e con una agenzia diversa da quella di cui ha parlato. E si appura che i moduli sulle vincite sono stati in parte ritoccati. Per il giudice Baldovino de Sensi, che ha disposto l'arresto, la condotta criminosa di Ciuffetelli è stata «complessa»: non solo ha fornito «false dichiarazioni», ma ha messo in piedi «una più sofisticata opera di contraffazione della documentazione prodotta all'autorità giudiziaria».
E' elevatissimo, dice il gip, «il pericolo di reiterazione di fatti analoghi» da parte del 36enne, che «non ha avuto remore ad attuare ripetutamente una condotta criminosa in favore di una persona di elevatissimo spessore criminale per sottrarla al sequestro di beni e denaro» e i fatti mostrano «un uomo assolutamente insensibile al rispetto della legalità, che si è reso protagonista di una vera e propria sfida al tribunale, impegnato nell'accertamento di patrimoni illeciti».
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