Didattica a distanza per i bimbi della scuola d’Infanzia spoltorese

SPOLTORE. «Che cos'è che in aria vola? C'è qualcosa che non so? Come mai non si va a scuola? Ora ne parliamo un po’». I versi della filastrocca di Roberto Piumini sul coronavirus, scelta dalle...
SPOLTORE. «Che cos'è che in aria vola? C'è qualcosa che non so? Come mai non si va a scuola? Ora ne parliamo un po’».
I versi della filastrocca di Roberto Piumini sul coronavirus, scelta dalle insegnanti della scuola dell'infanzia dell'Istituto comprensivo di Spoltore nell'ambito della didattica a distanza, cercano di raccontare anche ai più piccoli cosa succede. In questi giorni difficili, durante i quali «anche gli abbracci sono divenuti gesti pericolosi», le docenti restano vicine agli studenti e alle loro famiglie attraverso la tecnologia. Sono attività che privilegiano la dimensione ludica, attraverso il contatto a mezzo video, audio o messaggi. Settimanalmente vengono inviate alle rappresentanti di sezione tramite Whatsapp, data la tenera età, delle attività didattiche legate alla progettazione di sezione che però tengono conto del momento delicato.
«Mentre per ragazzi delle medie e delle superiori è facile collegarsi con i compagni di classe, comprendere e sentirsi parte di un tutto», spiega l'assessore all'istruzione Roberta Rullo, «per l'infanzia il rapporto fisico e la socializzazione sono basilari. La scuola dell’infanzia è il primo ingresso in società, nella scuola e anche nella comunità nazione, quindi essere riusciti a fare un lavoro che mette gli alunni in sintonia, nonostante la distanza, è importante per recuperare almeno l'aspetto emotivo dello stare insieme». Il Comune di Spoltore per questo ha deciso di pubblicare sulla sua pagina Facebook alcune foto relative alla rielaborazione grafica della filastrocca di Piumini realizzata dai bambini. I lavori hanno coinvolto 11 sezioni della scuola dell'infanzia dell'Istituto comprensivo di Spoltore, 10 sezioni a Villa Raspa e la undicesima a Caprara. L’assessore ricorda inoltre l'impegno dei docenti che «continuano a coordinare la didattica, per quanto possibile, con l'impegno e la passione di sempre, in condizioni personali e familiari a volte difficili anche per loro».

