«Dighe di terra e laghetti così fanno in Nord Europa»

9 Febbraio 2017

I pentastellati rilanciano il progetto di ingegneria naturalistica “Cemento zero” Che prevede piccoli bacini naturali lungo tutto il corso d’acqua senza alterarlo

PESCARA. «Il progetto di ingegneria naturalistica presentato da noi è più risolutivo e meno costoso». Il Movimento 5 stelle, per bocca del consigliere regionale pescarese Domenico Pettinari, ci tiene a ricordare che all’epoca della presentazione del Piano stralcio anti esondazioni dedicato al fiume Pescara, due anni fa, presentò un progetto alternativo ispirato a scelte a basso impatto ambientale fatte in Paesi del Nord Europa. «Si faccia da parte la logica di partito e si approvi un’opera utile all’Abruzzo», l’appello dei pentastellati allora e rinnovato ora alla luce del parere del Consiglio superiore dei Lavori pubblici che loro giudicano «negativo».

«Il M5S ha presentato un’opera di più ampio respiro e più risolutiva, proprio come auspicato dal Consiglio», ricorda Pettinari. «Si tratta della proposta “Cemento zero” che prevede piccoli bacini naturali lungo tutto il corso del fiume. Un’opera di ingegneria naturalistica meno costosa e davvero risolutiva».

«Si tratterebbe di laghetti di piccole dimensioni, con capacità medie intorno ai 30.000 metri cubi, che complessivamente garantirebbero di contenere circa 30.000.000 metri cubi di acqua, circa 8 volte la capacità delle vasche di laminazione proposte dall’attuale Giunta regionale», spiega il consigliere. «Sarebbero realizzate con dighe in terra con una minima parte in cemento sul colmo necessaria alla fuoriuscita dell’acqua in caso di riempimento».

«Abbiamo calcolato che con 55 milioni di euro si potrebbero realizzare addirittura fino a 1000 “laghetti” collinari», aggiunge, «ne servono molti meno per una capacità di assorbimento della portata in caso di piena fino al 70%. I “laghetti diffusi” verrebbero realizzati solo sui corsi d’acqua temporanei del bacino idrografico del Pescara. È bene precisare, infatti, che non è intenzione del progetto M5S sottrarre acqua alla normale portata del fiume», sottolinea ancora, «ma raccogliere solo le acque in più dovute alle precipitazioni. Attraverso lo sfruttamento delle centinaia di fossi già esistenti, dunque, non si renderebbe necessario scavare dei giganteschi invasi, ma solo chiudere a valle quelli già esistenti in natura, garantendo una forte riduzione anche in termini di costi economici e garantendo la piena». (lad’i)