Dionisio al vertice dell’Arta: «Sarà un’estate di controlli»
Ambiente e pandemia, parla il nuovo dg dell’agenzia regionale sentinella di mare e aria L’avvocato aquilano ai 19 sindaci della costa: «Monitorate la funzionalità dei depuratori»
PESCARA. L’Arta è la sentinella dell’ambiente. Avrà un ruolo decisivo nell’estate abruzzese che sta per cominciare. Un’estate segnata dai divieti per la pandemia. Il nuovo direttore generale, Maurizio Dionisio, risponde a una lunga intervista del Centro per spiegare il ruolo che avrà l’Agenzia regionale per l’ambiente.
Dionisio ha già un’esperienza in Arta. Come a lui piace dire, è un avvocato-maratoneta, uno degli ottanta italiani che ha partecipato alle più importanti maratone del mondo. «Essere un maratoneta significa anche resistere alla distanza. Si chiama resilienza».
Avvocato Dionisio, sta per cominciare l’estate più difficile. Che cosa farà l’Arta nella stagione del coronavirus con i distanziamenti sulle spiagge e una voglia sfrenata di tornare a tuffarsi in mare? Come si renderà utile, se non indispensabile, l’agenzia?
«Durante il periodo della pandemia abbiamo assistito a un fenomeno di chiarificazione delle acque di superficie del mare, dei fiumi e dei canali. Addirittura si è osservata l’insolita presenza di delfini nel porto di Pescara. Questa circostanza deve farci riflettere su come i processi produttivi incidano sensibilmente sulla qualità delle acque. Ed è per questo motivo che noi dovremo ampliare i controlli su tutte le acque con maggior vigore e rigore affinché gli affluenti del mare abruzzese immettano solo acque altamente depurate. Questa progettualità di una maggiore severità nei controlli farà sì che, anche con la ripresa delle attività produttive post pandemia, avremo delle acque trasparenti come quelle che abbiamo avuto modo di vedere nel corso dei giorni del lockdown. È questa una delle nostre prime priorità».
Lei è un avvocato con esperienza nel campo dell’ambiente. Si è occupato molto di questo tema. Come e quando?
«Ho gestito in prima persona, nel governo regionale dell’onorevole Giovanni Pace, la famosa crisi derivante dallo sversamento di una sostanza definita trimetilbenzene all’interno dei laboratori di fisica nucleare del Gran Sasso. La gestione di quella fase emergenziale, ancora oggi, la considero motivo di grande vanto perché la notte stessa del verificarsi dell’incidente fui avvertito dal direttore dei laboratori di fisica nucleare e, dopo neanche un’ora, ci trovavamo all’interno dei laboratori con dei tecnici dell’Arta e iniziarono da subito i primi prelievi dei pozzetti di scarico. Contemporaneamente, la motonave Ermione in dotazione all’Arta pattugliò le coste per verificare se ci fossero sostanze giunte al mare. Fortunatamente, essendo il trimetilbenzene un benzene per l'appunto, aveva un’alta volatilità a contatto con l’acqua e l’ambiente non ne risentì. Questo è uno dei principali campi di esperienza che mi sono fatto. Ma sono stato anche quello che ha adottato il primo rapporto sullo stato dell’ambiente della Regione Abruzzo che era la prima grande fotografia della nostra terra regionale sotto le matrici dell’acqua, dell’aria e del suolo. Ho avviato la prima mappatura dei siti contaminati in Abruzzo».
Parliamo al presente. L’Arta, oltre che monitorare acque marine e l’aria che respiriamo, si può dire che svolga anche un ruolo sociale. Ci mette in guardia o ci rassicura, favorendo turismo e benessere. È una sentinella dell’ambiente. È così?
«È assolutamente così perché ancora oggi io sono innamorato di una definizione dell’Arta: agenzie per l’ambiente che sono dispensatori di servizi complessi. Non un’attività meramente laboratoristica, quindi esclusivamente finalizzata alle attività analitiche, ma un qualcosa di più complesso. Penso, ad esempio, alle rilevazioni dei campi magnetici che i nostri fisici continuamente effettuano perché il benessere dei cittadini passa anche attraverso l’eliminazione di talune onde elettromagnetiche magari nocive che non sono solo quelle dei telefoni ma sono anche quelle prodotte dagli elettrodotti. Ma l’Arta non si ferma qui. Abbiamo anche effettuato le misurazioni del gas rado, quel gas che provenendo dalle viscere della terra, diventa per molti geologici uno dei principali fattori di allarme e di previsione per i movimenti tellurici. Ecco perché l’Arta Abruzzo è un dispensatore di servizi complessi anche attraverso l’educazione ambientale che è un campo fondamentale perché attraverso specifici progetti potremmo arrivare già nelle scuole a impartire regole di buona condotta per le buone pratiche».
Guardiamo al futuro. Come pensa di organizzare il lavoro dell’agenzia. Che cosa farà in più l’Arta?
«Il mio primo giorno di scuola sarà lunedì e quindi prenderò atto dello stato dell’arte. Quando lasciai l’Arta, la lasciai in buona salute. Ora devo verificare se quel benessere sussiste ancora. Se rileverò delle criticità di qualunque tipo, ad esempio sul personale e sulla pianta organica, sarà mia cura procedere immediatamente a una implementazione che tenga conto delle migliori competenze tecniche e scientifiche che è possibile recuperare in questa regione».
Il ruolo dei 19 sindaci della costa abruzzese è determinante oltre che sinergico con l’Arta. Senza la loro collaborazione, diventa difficile prevenire per esempio il mal funzionamento dei depuratori che funzionano male. Quale appello si sente di lanciare ai primi cittadini, da Martinsicuro a San Salvo, all'inizio del suo incarico?
«Quello di vigilare attentamente sulla funzionalità dei sistemi di depurazione che in situazione di colmo, ovvero di maggiore apporto delle acque, vanno in tilt e questo si verifica sia per l’aumento della popolazione turistica sia a volte per enormi scrosci estivi di pioggia. Il monito è di un grande controllo dei depuratori delle acque nere affinché poi i nostri prelievi delle acque di balneazione consentano ancora quella salubrità del mare che ha permesso di avere le bandiere blu che, in questi giorni, molti comuni costieri hanno ricevuto. Dietro ogni bandiera blu c’è il lavoro dell’Arta che le ha rese possibili».
Una domanda a metà tra politica e ambiente. Fino a che punto può agevolare il suo lavoro la filiera politica con la Regione e l’assessorato competente?
«Leggendo i regolamenti della legge istitutiva dell’Arta, la funzione principale del direttore generale è di rappresentare l’anello di collegamento con l’assessorato all’Ambiente. Il direttore generale dev’essere l’attuatore delle politiche ambientali della giunta regionale e quindi del suo componente con delega all’Ambiente».
La trasparenza fa bene al turismo. L’Arta continuerà a divulgare sul proprio sito i dati sulla salute di acqua e aria?
«Assolutamente sì. Qualche anno fa, durante una mia permanenza in Costa Azzurra, rimasi impressionato che ogni stabilimento di Nizza, Cannes e Saint-Tropez, all’ingresso aveva affisso le analisi della locale struttura deputata al controllo delle acque che forniva ai bagnanti lo stato dell’acqua. Vorrei che anche da noi, attraverso un accordo con i balneatori, il turista nel momento dell’accesso allo stabilimento, possa avere le analisi dell’Arta messe in una bacheca».
Lei che si occupa di ambiente, che ne pensa di Via Verde, piste ciclabili, bici elettriche e futuro green?
«Ritengo che ogni forma di mobilità che possa privilegiare la trazione che non faccia uso di energie non rinnovabili vada comunque premiata. Ben vengano gli incentivi dei singoli comuni e della Regione Abruzzo per l’acquisto delle ebike. Concludo con una battuta: nella storia della Regione Abruzzo sono l’unico ad essere stato incaricato due volte all’Arta. È un singolare primato di cui vado fiero. La verità è che sono un usato sicuro».

