Dipendenti pronti anche all’autogestione

24 Aprile 2019

I rappresentanti sindacali Marini e Perna: ma la Regione deve trovare i fondi per andare avanti

PESCARA. A ripercorrere gli ultimi mesi di una vicenda che si è fatta sempre più complicata sono due dei rappresentanti sindacali dei lavoratori delle Naiadi, Fabiano Marini e Piero Perna: «Il primo incontro con i vertici regionali l’abbiamo avuto a settembre con l’allora presidente vicario Giovanni Lolli, a cui abbiamo fatto una descrizione fedele del quadro che già allora non lasciava presagire nulla di buono. Poi il 6 gennaio il sindacato ci ha convocato in Regione per comunicarci che il contratto di affidamento dell’impianto alla Progetto Sport sarebbe scaduto tre giorni dopo. Quindi, onde evitare la chiusura della struttura, abbiamo fatto un incontro con le varie associazioni per trovare una soluzione, individuata nel famoso mini bando. Questo doveva essere un traghettamento verso il nuovo progetto finanziario». Quindi il cambio di giunta e l’incontro con la nuova governance: «Quando a inizio aprile abbiamo parlato con l’assessore regionale Mauro Febbo, lo stesso ci ha chiesto qualche giorno di tempo per prendere contezza della situazione. Prima dell’incontro è stato chiesto all’amministratore della Progetto Sport Livio Di Bartolomeo il ritiro del ricorso, che però lo stesso Di Bartolomeo non ha mai fatto, adducendo di operare in quel modo per tutelare i dipendenti. Ma onestamente più che una tutela ci sembra un utilizzo strumentale, visto che quei dipendenti non vengono pagati da mesi. Alla fine il gestore ha presentato una pec, inviata al suo legale, con cui gli chiede di attivarsi per il ritiro del ricorso. Tutto qui. Ricorso che ancora oggi è pendente e che rallenta i tempi di lavoro».
E proprio sul discorso della tutela dei dipendenti, Perna va all’attacco: «Ci sono 450mila euro, divisi su due assegni, sequestrati lo scorso ottobre a Vincenzo Serraiocco, ex amministratore della Progetto Sport e numero uno della Sport Life. Sono congelati dalla magistratura. Quelli sono i soldi del concordato in continuità, somma che include gli stipendi dei lavoratori, contributi e tfr. Addirittura, per quanto mi riguarda, in quella somma ci sono miei stipendi risalenti al 2013 e persino una ritenuta Irpef del 2011».
Marini e Perna cercano di ipotizzare come far tornare in funzione l’impianto nel più breve tempo possibile: «Posto che per fare gli interventi necessari servono da uno a due mesi, se la Regione trova almeno i fondi sufficienti per andare avanti noi siamo pronti ad autogestirci fino all’apertura delle buste e all’individuazione del nuovo gestore.
A noi interessa solamente lavorare, tornare ad avere uno stipendio e tutelare i clienti che hanno pagato per avere un servizio che in questo momento non c’è. Le Naiadi siamo noi, noi dipendenti che ci lavoriamo dalla mattina alla sera. Chi ci ha tradito, deve andare fuori e non metterci più piede». (a.d.s.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA .