Direttore delle Poste sotto accusa «Falsi buoni postali ai clienti»

L’ex responsabile dell’ufficio di Vallemare di Cepagatti comparirà davanti al giudice il 26 settembre La procura: «Ha convinto undici cittadini a investire migliaia di euro». Anche l’Ente è parte offesa
PESCARA. Hanno visto sfumare, in pochi mesi, oltre centomila euro di investimenti - per molti di loro i risparmi di una vita - che erano stati consigliati dal direttore dell’ufficio postale dove avevano aperto il conto. I buoni postali che li dovevano arricchire si sono rivelati carta straccia e il funzionario, sospeso dall’incarico e dalle funzioni, ora dovrà comparire davanti al giudice con una pesante accusa sulle spalle - peculato - per essersi appropriato dei soldi dei clienti dell’ufficio postale approfittando del suo ruolo di pubblico ufficiale.
LE VITTIME Le vittime sono 11, quasi tutti pensionati, residenti a Cepagatti, Lettomanoppello e Loreto, tra i 55 e gli 82 anni, che si sarebbero fidati dell’ex direttore dell’ufficio postale di Vallemare di Cepagatti. Ma c’è una dodicesima parte offesa, Poste italiane, anch’essa pronta a chiedere i danni. A finire nei guai è stato Alessandro Iannetti, 40 anni, pescarese residente a Rosciano, assistitito nel procedimento penale dall’avvocato pescarese Dante Angiolelli. L’uomo, il prossimo 26 settembre, sarà giudicato con il rito abbreviato dal giudice Nicola Colantonio. Secondo le denunce presentate, l’uomo si sarebbe appropriato, a più riprese, di ingenti somme di denaro con la promessa di facili rendite derivanti dagli investimenti di buoni fruttiferi proposti ai correntisti.
LA PRIMA QUERELA Il quarantenne è stato sospeso dall’incarico da settembre 2018. Nello stesso mese in cui i carabinieri di Cepagatti hanno ricevuto la prima segnalazione da parte di un pensionato 82enne di Cepagatti che ha sporto querela contro l’ex dipendente delle Poste di Vallemare, frazione di Cepagatti. Secondo l’anziano, «il direttore Alessandro», si legge nella querela ai carabinieri, gli avrebbe sottratto dal libretto di risparmio, «presumibilmente tra il 10 dicembre 2015 e il 15 maggio 2018», una cifra pari a 54mila euro con la promessa, mai mantenuta, di facili guadagni derivanti dall’investimento di buoni fruttiferi risultati essere «carta straccia» una volta accortosi del presunto raggiro. È lo stesso 82enne a raccontare ai carabinieri che «una volta conosciuto Alessandro, anno 2014, lo stesso si è subito mostrato molto gentile con me e si è sempre messo a mia disposizione su tutto. Mi ha sempre dato consigli utili per investire i miei risparmi e ha detto che dovevo fidarmi di lui, tant’è che aveva il mio numero e mi chiamava spesso a casa. Mi diceva che c’erano delle offerte che Poste riservata ai correntisti, mi consigliava di fare dei buoni».
Il pensionato, quindi, si recava sovente all’ufficio postale, l’ex direttore «mi faceva firmare delle ricevute», viene spiegato nella querela, «e mi diceva di stare tranquillo perché i miei risparmi erano al sicuro e grazie a lui avrebbero fruttato di più. Spesso, addirittura, mi consigliava di fare degli assegni e passarli dal mio conto corrente bancario a quello postale, usato come forma di risparmio, in modo tale da avere maggiore liquidità da trasformare in buoni postali».
IL CAFFÈ AL DIRETTORE Poiché «mi fidavo ciecamente di lui», prosegue il pensionato, ho sempre fatto come diceva. Ogni volta che sottoscrivevo i buoni, mi consegnava dei fogli come ricevuta». Il pensionato aveva una tale confidenza con il «direttore Alessandro», così lo definisce, che «ogni volta che andavo alle Poste gli portavo un caffè».
A un certo punto, il pensionato riferisce di non aver più visto il direttore al suo posto dietro lo sportello e di lui non ha avuto più notizie. Ed è in questo momento che torna all’ufficio postale di Vallemare, ma trova la sgradita sorpresa. Con le ricevute dei buoni fruttiferi in mano, chiede all’impiegata, che sostituiva il funzionario allontanato, chiarimenti sulla sua situazione dei risparmi. L’impiegata gli risponde che «i documenti che avevo in mano erano carta straccia, che erano solo ricevute di buoni mai emessi e che i miei risparmi erano spariti».
LA LETTERA In quel momento, settembre 2018, il saldo del suo libretto era di 321 euro. L’assessore comunale di Cepagatti Camillo Sborgia ha inviato una lettera al presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte. «Gli ho scritto», ha spiegato, «per chiedergli, così come ha fatto con le banche, di difendere i diritti dei correntisti postali che hanno perso i risparmi di una vita». Sborgia lancia anche un appello a Poste italiane a «fare chiarezza» e a «fare in modo di velocizzare l’iter processuale. Tempi così lunghi non fanno altro che danneggiare chi ha perso tutto».

