Dirigente silurato, il Comune condannato a pagare 170mila euro

Sentenza del tribunale sul caso Di Donato: l’ingegnere demansionato 4 anni fa e messo in uno stanzino Ora potrebbe andare ai Lavori pubblici o all’Urbanistica. Maragno: studiamo gli atti per fare appello
MONTESILVANO. Il Comune è stato condannato a risarcire il dirigente comunale Costantino Di Donato di 170 mila euro. E la sentenza spiana la strada a cambiamenti in Comune: il tribunale ha deciso che a Di Donato, attuale dirigente del settore Protezione civile, spetta il comando del settore Lavori pubblici, attualmente diretto dall’ingegnere Gianfranco Niccolò, o dell’Urbanistica, recentemente affidato all’architetto Valeriano Mergiotti. Il Tribunale di Pescara, al quale Di Donato si era rivolto tramite il suo legale Nicola Spinaci, ha infatti accolto la richiesta di risarcimento danni presentata dal dirigente per essere stato “silurato” dall’allora sindaco Pasquale Cordoma (vicenda che lo vide indagato e poi assolto per il reato di abuso di ufficio).
I fatti si riferiscono al 2007 quando Di Donato, dopo essere stato assegnato alla dirigenza del settore Lavori pubblici dal commissario prefettizio, Fulvio Rocco, nel novembre del 2006, venne trasferito dal Cordoma al settore Protezione civile. Un declassamento che vide non solo diminuire i dipendenti sottoposti gerarchicamente all’ingegnere da 30 (Lavori pubblici) o 22 (Urbanistica), a 4 (oggi scesi a due), ma che causò anche l’isolamento lavorativo del dirigente «relegato in un ambiente di fortuna» poiché ricavato all’interno di uno spogliatoio, privandolo della «possibilità di partecipare ad attività formative utili ad arricchire il patrimonio delle conoscenze e dell’esperienze del lavoratore», come si legge nella sentenza.
Per tutte queste ragioni l’ingegnere ha deciso di fare causa al Comune di Montesilvano avanzando una richiesta di risarcimento danni che è stata, dunque, accolta dal giudice Teodora Ferrante del tribunale di Pescara secondo la quale Di Donato dovrà essere anche reintegrato in una posizione più attinente alla propria qualifica. Attraverso la sentenza, pronunciata il 5 dicembre, viene dichiarato infatti «il diritto del ricorrente all’assegnazione, in luogo di quelle di pertinenza del settore di titolarità (Protezione civile), in mansioni compatibili con la categoria dirigenziale posseduta».
Il tribunale ha condannato, quindi, il Comune di Montesilvano a un risarcimento di circa 170 mila euro calcolato sulla base delle seguenti voci: differenza retributiva tra lo stipendio percepito prima e dopo la dequalificazione pari a 5.891 euro (nel periodo ottobre 2007-marzo 2008); mancata indennità di risultato degli anni dal 2006 al 2012, pari a 47.377 euro; spese legali pari a 10 mila euro; danni non patrimoniali, relativi «alla grave condizione di disagio patita dal lavoratore in conseguenza del demansionamento», pari a 20 mila euro; danno da demansionamento, fino ad oggi, pari a 86 mila euro (mille euro al mese dalla data del provvedimento di assegnazione a quello di esecuzione della sentenza).
In merito a quest’ultima voce, inoltre, qualora il Comune non dovesse provvedere subito al trasferimento dell’ingegnere dall’attuale mansione al settore lavori pubblici o urbanistica, dovrà pagare ulteriori mille euro al mese fino all’avvenuto reintegro.
La palla passa, dunque, ora nelle mani del sindaco Francesco Maragno che avrà il compito di trovare un nuovo equilibrio all’interno degli uffici di palazzo di città. Una decisione che rischia, tuttavia, di slittare come anticipato dallo stesso primo cittadino. «Per il momento ci troviamo di fronte solo al primo grado di giudizio», commenta Maragno. «Dietro suggerimento dell’ufficio legale dell’ente, stiamo infatti valutando insieme al dirigente del personale, il segretario Alfredo Luviner, se impugnare o meno il provvedimento. In quel caso, solo quando la sentenza diventerà definitiva», conclude, «decideremo come procedere».
Non è escluso, inoltre, anche se Maragno non si sbilancia su questo punto, che l’amministrazione comunale, in caso di risarcimento senza ulteriori gradi di giudizio, decida di battere cassa all’ex sindaco Cordoma che, seppure assolto dall’accusa di abuso di ufficio, è comunque responsabile del trasferimento di Di Donato.
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