«Diritti umani calpestati»

4 Gennaio 2017

Parla l’avvocato Paggi che ha visitato la struttura un mese fa

ROMA. «È un centro di accoglienza straordinario di fatto, che lo chiamino hub è un’altra cosa, dormono nei tendoni ammucchiati l’uno sull’altro». Marco Paggi, avvocato, ha visitato circa un mese fa il centro di Cona. Lo abbiamo raggiunto telefonicamente.

Cosa avete visto nel centro?

«Quando ci siamo andati noi c’era la distribuzione pasti in uno dei tendoni. Non hanno cucina, non hanno armadietti, non hanno nulla. I servizi igienici sono in un container. È un pezzo di terra in mezzo al nulla che insiste su un centro abitato di 190 anime, con 1.400 ospiti».

Quanto restano in media i migranti?

«Dovrebbe essere un luogo di smistamento, ma c’è gente che per essere smistata aspetta anche un anno. Ma questo vale per tutti i centri, non solo di quella struttura. Anche se si tratta di un accampamento più che di struttura, con costi assurdi. Per poi far vivere la gente come le bestie, letti a castello senza un minimo di privacy, tutti in un unico spazio coperto, mettendo le proprie cose sotto il materasso. Questo a prescindere da chi sia il gestore, l’idea di una struttura così fatta basta a creare allarme sociale e la rabbia degli ospiti. Sono in mezzo al nulla. Per fare arrivare un’ambulanza lì, ci vuole tempo, indipendentemente da quando si chiamino i soccorsi».

Tra le strutture più discusse d’Italia viene in mente il Cara di Mineo...

«Ma qui è molto peggio di Mineo! Lì almeno c’è una struttura in muratura, qui ci sono 1.400 persone concentrate in tende, in spazi più stretti. Poi a Cona siamo al Nordest, non certo a Mineo: fa freddo. Domani c’è una delegazione con gli onorevoli Fratoianni e Paglia. Spero che qualcuno faccia un filmato, dove si veda tutto chiaramente e lo porti alla Corte di Strasburgo per i diritti umani».

(and. scut.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA