Dirottate sulla Statale 70mila auto al giorno

13 Maggio 2019

Tutti i rischi del passo delle Capannelle: 69 km da brividi 

PESCARA. Un’ora e 27 minuti; è il tempo impiegato per percorrere i 69 chilometri che separano Colledara da Assergi, passando dalla Statale 80 e dal famoso Valico delle Capannelle, alla velocità media di 46 chilometri orari. Un percorso suggestivo, attraverso i due versanti del Gran Sasso, ma pieno di ostacoli rappresentati da tornanti, tratti pericolosi, discese ripide e una serie infinita di limiti di velocità che impongono di non superare i 50 chilometri orari.
L’ALTERNATIVA. È questo il tracciato che viene indicato come la viabilità alternativa al traforo del Gran Sasso che, salvo ripensamenti, chiude da domenica prossima, riversando su strade di montagna le 11mila autovetture che giornalmente percorrono il tratto L’Aquila-Teramo e ritorno, e che in alcuni periodi dell’anno diventano addirittura 70mila. Secondo la guida Michelin, bastava un’ora e 20 minuti (significa una velocità di poco meno di 52 chilometri orari), ma in realtà, solo in alcuni tratti si riesce a mantenere quella media.
Il tempo impiegato è da riferire a una giornata come quella di ieri, di tempo pessimo e con traffico leggero (pochissime le autovetture incontrate per buona parte del percorso, da Colledara fino a Ortolano). Con il tunnel del Gran Sasso, invece, sarebbero bastati 6-7 minuti.
QUALCHE NUMERO. In base a dati ufficiali forniti dalla società Strada dei Parchi, che gestisce le autostrade A24 e A25, ogni giorno, di media, 5.500 veicoli percorrono la tratta L’Aquila-Teramo (e altrettanti la attraversano in senso inverso). Si arriva, dunque, a una media giornaliera che in periodi di “pace” è di 11mila veicoli. Si tratta, tuttavia, di un numero destinato a salire in occasione di particolari periodi, come quello estivo. In certe giornate ne sono stati contati 70mila.
UN PO’ DI IMMAGINAZIONE. Non bisogna essere degli esperti di piani del traffico per capire che qualche problema, con 11mila veicoli ai giorno, che percorrono la viabilità “alternativa” su strade di montagna, con carreggiata unica a doppio senso di circolazione, potrebbe verificarsi.
Senza contare che si sta parlando di strade spesso soggette a frane e alle insidie del maltempo. Strade che a volte restano chiuse per mesi per il pericolo di valanghe, come la provinciale 86 del Vasto.
IL VIAGGIO. Quello che conta, diceva uno spot di qualche anno fa, non è tanto la meta, quanto il viaggio. Un’asserzione che ci trova più che d’accordo. L’esperienza domenicale tra i monti inizia all’uscita del casello di Colledara, e prosegue con l’arrampicata fino a Tossicia, passando per la provinciale 40 (9 chilometri di curve pericolose e limite a 50), e la provinciale 491. Si prende poi la provinciale 42 D fino a Montorio al Vomano e si prosegue fra discese pericolose e tratti con limite a 30 fino a imboccare la famosa Statale 80, quella preferita dai motociclisti e spesso teatro di gravi incidenti. Anche qui, i limiti oscillano dai 30 ai 50 chilometri orari, tra animali che invadono la carreggiata, curve, tornanti e discese pericolose, attraversando Fano Adriano, Nerito, Ortolano e giungendo, finalmente, all’agognato Passo delle Capannelle, a 1300 metri di quota. Da qui ci si immette sulla provinciale 86 del Vasto, quella che porta al santuario di San Pietro della Ienca. E qui viene il bello, perché i tornanti della statale 80 sono roba da dilettanti rispetto a quelli della provinciale 86 che conduce alla statale 17 bis e all’abitato di Assergi. Qui si può scegliere se continuare sulla statale fino al capoluogo, oppure rientrare in autostrada in direzione L’Aquila-Roma.