Disabile da sette mesi prigioniero in casa

La denuncia del compagno, suo convivente nell’alloggio popolare di via Rimini: chiediamo una casa a piano terra
MONTESILVANO. «Il mio compagno è imprigionato in casa dalle barriere architettoniche». A lanciare l’accorato allarme è Andrea Di Federico, convivente di Maurizio Luciani, giovane disabile costretto sulla sedia a rotelle che vive in uno degli alloggi popolari in via Rimini.
«È ormai da ottobre», racconta Di Federico, «che chiedo all’Ater, proprietaria dell’appartamento in cui viviamo, e al Comune di Montesilvano, di aiutarci a rendere più semplice la nostra vita, ma senza alcun risultato». All’origine dei disagi della coppia è la collocazione dell’alloggio, al terzo piano di una palazzina sprovvista di ascensore, e la presenza di un alto marciapiede che separa l’ingresso dell’abitazione dalla strada.
«Alle mie numerose richieste», prosegue amareggiato, «l’Ater ha replicato dicendo che non ci sono né fondi per abbattere le barriere né disponibilità di alloggi liberi per trasferirci in una casa a piano terra. Quanto al Comune, pur intervenendo per realizzare una piccola rampa in cemento, non ha rispettato la pendenza per cui è impossibile utilizzare lo scivolo con una carrozzina elettrica». Situazione davvero difficile per Maurizio Luciani che, sia pure sostenuto dall’amore e dalla dedizione del suo compagno, non riesce ad avere una propria indipendenza. «Purtroppo, la situazione è destinata a peggiorare», aggiunge Di Federico, «e se oggi Maurizio può muovere qualche passo, e con il mio aiuto riesco con molta fatica e molto tempo ad accompagnarlo al terzo piano, tra qualche mese, purtroppo, non riuscirà più a rimanere in piedi da solo per cui dovrò portarlo di peso per tre rampe di scale».
A complicare la già difficile l situazione vissuta dai due residenti, c’è anche una serie di problemi che accomuna la coppia agli altri abitanti della palazzina. Davanti al portone d’ingresso, infatti, il guasto a una condotta delle fogne causa uno sversamento maleodorante e insalubre proprio al confine con il marciapiede dove Andrea Di Federico deve sollevare la carrozzina di Maurizio per poter rientrare.
A completare lo scenario di degrado urbano che circonda le case popolari di via Rimini, ripetutamente denunciato dai residenti, erbacce incolte che rendono impraticabile il parco e l’area giochi oltre a cumuli di rifiuti abbandonati vicino ai cassonetti e non solo.
«Purtroppo, questa sembra la terra di nessuno», sottolinea il residente, «e anche se nel 2007 ho raccolto oltre cento firme per chiedere maggiori controlli da parte delle forze dell’ordine, il mio appello è rimasto inascoltato».
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