Disabile segregato in casa da 6 anni «Per uscire, chiamo l’ambulanza»

17 Marzo 2019

È malato di sclerosi multipla. Moreno Colonna lancia il suo appello accorato a Comune e Ater Un alloggio con ascensore o a piano terra. Teodoro: lo stiamo cercando. Pettinari: cacciate gli abusivi

PESCARA. Può uscire di casa solo se chiama l’ambulanza e l’ultima volta è accaduto un mese fa per fare una visita neurologica all’ospedale di Chieti. Sette anni fa è entrato per l’ultima volta nello stadio Adriatico dove faceva lo steward, lui, Rangers sfegatato ai tempi che furono e tra i fondatori del club che ha fatto la storia delle tifoserie del Pescara calcio. Il ponte del Mare lo può ammirare solo in televisione e una passeggiata in piazza Salotto e sul lungomare può solo sognarla.
Ma il «dolore più grande» è che non è mai potuto andare a vedere la casa della figlia Veronica, andata in sposa quattro anni fa a Sambuceto e non può stare col suo «nipotino ogni volta che lo desidero».
Moreno Colonna, 58 anni il prossimo 18 aprile, è malato di sclerosi multipla da una decina d’anni. Trascorre le giornate sulla carrozzella sperando «che la sera arrivi in fretta», per non essere costretto a «sopportare il dolore della segregazione». Da quasi sei anni è «prigioniero» nella sua abitazione Ater di via Nora 22, tra via Sacco e via Tavo, che non ha ascensore. Solo scale. Ventidue scale e tre rampe lo dividono dalla libertà.
Colonna vive con la moglie Gabriella Trabucco e il figlio Francesco, volontario Aism di 28 anni in cerca di occupazione, in un alloggio popolare di 58 metri quadrati e 26 euro di affitto mensile. Ai suoi piedi scodinzola la cagnetta Chanel che non lo lascia mai solo neppure quando il disabile fa le manovre con le ruote della carrozzella, per cercare di entrare dalla porta del bagno. Ma è troppo stretta e non entra. Deve farsi aiutare dai suoi familiari: «È umiliante, neppure in bagno posso andare da solo» dice l’uomo, mentre abbassa lo sguardo per pudore, operaio di una azienda di pneumatici prima che la malattia degenerativa lo inchiodasse su una sedia a rotelle. La giostra dei millimetri continua anche in camera da letto. Se mette le mani sulle ruote, sfrega le mani contro i muri o i mobili.
Al suo fianco, in questa battaglia di «diritti negati» c’è da anni Domenico Pettinari, vice presidente del consiglio regionale, che ieri ha lanciato l’ennesimo appello al «Comune, che deve autorizzare il trasferimento da una abitazione all’altra; all’Ater che deve reperire l’alloggio e alla Regione che deve trovare i soldi per gli sfratti degli abusivi». Tutti e tre gli enti, «devono mettersi una mano sulla coscienza e fare un gesto nobile: dare a quest’uomo che paga le tasse e nel dolore e nella disperazione ha una grande dignità, una casa al primo piano oppure anche ai piani alti con l’ascensore. È arrivato il momento di togliere i delinquenti abusivi dalle case popolari» si infiamma Pettinari. Che insiste: «Una soluzione va trovata subito. Colonna, che ha inoltrato ben sei domande per la mobilità, ha diritto alla sua vita e alla libertà di uscire di casa, un diritto che gli è negato perché qualcuno non sta facendo il suo dovere. E a Pescara ci sono altri cinque casi simili a cui dare risposte».
Una prima risposta, intanto, arriva dall’assessore alle Politiche abitative Gianni Teodoro: «Abbiamo a cuore il caso di Colonna, lo conosciamo bene. Gli uffici tecnici stanno già lavorando per trovare una soluzione al più presto, ci sono procedimenti burocratici complessi da superare».
«Voglio avere fiducia», commenta il disabile, «ma mi viene da piangere, non ce la faccio più. L’ambulanza costa 40 euro a chiamata e noi viviamo della mia piccola pensione. Che cosa chiedo? Vedere la luce del sole prima di morire».