«Disabili, Francavilla è in ritardo»

30 Luglio 2014

Le famiglie delle persone non autosufficienti chiedono più servizi e assistenza

FRANCAVILLA. Le famiglie delle persone non autosufficienti contestano al Comune di Francavilla i ritardi nell’attivazione del Pai (Progetto di autonomia individuale).

«Il Pai, previsto dall’articolo 14 della legge quadro 328 del 2000 per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali, è un documento che va a individuare i bisogni della singola persona disabile per poi fornire, in base alle specifiche necessità, i servizi più idonei per renderla il più possibile autonoma, sempre nell’ambito delle proprie potenzialità», spiega F.M., papà di una ragazza con grave disabilità.

Prosegue l’uomo: «La realizzazione del Pai scaturisce dalla sinergia tra la Asl, che esprime il parere tecnico, e il Comune, che deve trovare le risorse per fornire i servizi. Nonostante che siano passati 14 anni dalla legge quadro 328, solo di recente si comincia a recepire il concetto di Pai. La Regione Abruzzo lo ha approvato, ma allo stato di fatto molti Comuni, fra cui Francavilla, non lo applicano. Il Pai proposto si limita a indicare, in modo standard, i servizi che il Comune può fornire. Solo Pescara è partita un paio d’anni fa, recependo in qualche modo la direttiva. Il problema è che solo quando sono state stabilite le necessità e i servizi individualizzati, la Regione sa quanti finanziamenti stanziare. Il Pai consente alla Regione di avere un quadro completo dei bisogni e delle risorse da investire». Nel febbraio scorso, F.M. ha scritto al Comune chiedendo di conoscere il numero delle persone disabili di Francavilla che hanno un Pai.

«Non ho ricevuto risposta. Ma che si aspetta per dare corso a quanto previsto all’articolo 13 del piano di zona, in tema di interventi rivolti alla non autosufficienza?». Un altro aspetto legato alla redazione di un valido Pai condiviso con le famiglie, è quello dell’assistenza autogestita. «Un progetto di vita indipendente per un anno, ha un costo medio fra i 15 e i 18 mila euro», continua F.M. «E’ una forma di assistenza alternativa e più economica rispetto al ricovero in istituto, che consente alla famiglia di gestire direttamente fondi concessi in funzione delle necessità della persona disabile».

A questo proposito, entra in gioco anche la figura dell’amministratore di sostegno, che sotto la supervisione del giudice tutelare ha il compito di prendersi cura della persona disabile e di provvedere alle azioni necessarie per la gestione dei loro beni.

Giuseppina Gherardi

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