Disabili senza ascensore: «Qui viviamo segregati»

27 Settembre 2020

Il consigliere regionale Pettinari (M5S) con gli inquilini delle ex case Gescal «Per poter uscire di casa, c’è chi deve chiamare l’ambulanza a pagamento»

PESCARA. «Abbandonati». Si sentono così i residenti in via Valle San Mauro, perché nei palazzi ex Gescal in cui vivono, gli interventi di manutenzione dell’Ater «non sono mai stati realizzati» e in tre edifici, ai civici 40, 42 e 44, manca l’ascensore, nonostante ci siano degli inquilini anziani o disabili che non possono salire e scendere le scale, per cui - di fatto - è come se fossero “segregati” in casa. L’allarme viene lanciato da Domenico Pettinari, vice presidente del Consiglio regionale del M5s che, ancora una volta, scende in strada per segnalare cosa non va nelle periferie, e sollecitare le istituzioni.
Dice di non avere «più parole» e si sente «scoraggiata» Amelina La Sorsa, che è stata «operata al ginocchio due mesi fa, per una protesi» e cammina con la stampella. Deve occuparsi del marito invalido al cento per cento, Gianni Di Sabatino, «caduto lungo le scale per un malore e soccorso da un vicino. Non è servito fare la domanda per ottenere un ascensore perché siamo al 187º posto in graduatoria, nonostante nel palazzo ci siano tre invalidi», racconta la donna. E una anziana, che ieri è finita in ospedale e vive con l’ausilio dell’ossigeno, per uscire deve «chiamare l’ambulanza, pagando 60 euro a tratta», dice Camillo Morsella. Si aggiungono i problemi della manutenzione che manca, ma è sempre stato così, e si pensi che «20 anni fa, quando siamo arrivati qui, ho dovuto sistemare io la pavimentazione di casa, che era sollevata, e noi inquilini abbiamo acquistato il materiale per l’asfalto e sistemato le buche, dopo che una donna è caduta e si è rotta una spalla, visto che non si vede nessuno, per i lavori». Vive gli stessi problemi ad entrare e uscire di casa anche Rosa Rita Legnettino: «Mia madre ha 89 anni, non vede bene e quindi ha difficoltà a salire e a scendere le scale, mentre io sono cardiopatica, per cui l’ascensore è indispensabile. A ciò si aggiungano i disagi che derivano dalle infiltrazioni di acqua, cominciati nel 2012 dopo una grandinata. Da allora le segnalazioni sono sempre rimaste inascoltate», denuncia la donna. Tra le altre questioni sollevate, «le tegole che si staccano con il vento forte, e quelle già cadute, la muffa ben visibile in camera, le canaline otturate e le infiltrazioni nel sottotetto». Eppure «qui paghiamo tutto regolarmente», aggiunge Massimo Camplone, ma «riceviamo disservizi», e pensa, ad esempio, «ai pilastri esterni ai palazzi sui quali si dovrebbe intervenire così come sull’autoclave e poi c’è la mancata pulizia del verde».
«Per 35 anni me ne sono occupato io», fa notare Carmine Taborre indicando una aiuola abbandonata, «ma ora mi sono stancato, ho 92 anni». È insoddisfatta anche Rosaria Maione: In camera piove», e non è una cosa nuova visto che «mio marito è stato malato per 18 anni, ma nessuno è mai venuto a vedere, ho dovuto realizzare da sola lo scivolo per la carrozzina».
Come se non bastasse ci sono altre lagnanze. «Al civico 48 piove in ascensore», racconta Antonio Cervone che segnala «l’inciviltà di chi viene qui per gettare rifiuti, vicino alla scuola elementare, ma nessuno li rimuove». Pettinari ha provato ad affrontare la questione parlando con la presidenza della Regione. «L’interlocuzione è continua e mi rispondono che si cercano risorse da trasferire all’Ater, ma ho ottenuto la stessa risposta anche l’anno scorso. Mi auguro che i fondi per l’eliminazione delle barriere architettoniche vengano trovati anche perché basterebbero circa 70mila euro. D’altronde i soldi per abbattere il ferro di cavallo si trovano, nonostante si tratti solo di un’operazione spot».