Disagi nel nuovo Pronto soccorso

5 Agosto 2021

I familiari dei pazienti: «Troppe ore di attesa». Il primario: «Urgenze assicurate»

PESCARA. «Quattordici ore di attesa per una Tac» è la rabbia di A.D., pescarese, marito di una donna di 75 anni arrivata al pronto soccorso con una frattura al naso lunedì alle 21,30. «È stata medicata e lasciata tutta la notte, su una sedia, in attesa della Tac fino alle 11 del mattino successivo», denuncia il marito della donna sfibrata dalla lunga attesa che puntualizza: «Non ha potuto avere neanche un sorso d’acqua, perché la macchinetta non c’era e a noi parenti non è permesso entrare. Bastava dirci di tornare il giorno dopo per la Tac, invece di lasciarla così tutta la notte».
«Ho portato al pronto soccorso una donna diabetica ed è stata abbandonata in sala d’aspetto per sette ore martedì, dalle 11 alle 6 del pomeriggio, senza ricevere neppure un bicchiere d’acqua» rincara la dose l’accompagnatore di un’altra anziana di 81 anni, «in questo lasso di tempo le hanno misurato la glicemia per due volte e niente altro. Alla fine ho telefonato a tutti gli ospedali del territorio per far visitare la signora, finché ho trovato un posto ad Ortona per venerdì. È inaccettabile».
Sono inferociti i familiari dei pazienti che chiamano il Centro per denunciare «problemi vecchi» nel nuovo pronto soccorso di via Fonte Romana.
La replica del primario, Alberto Albani: «Abbiamo assicurato l’urgenza e l’emergenza come sempre, i pazienti sono stati seguiti con tempestività. Purtroppo, i lunghi tempi di attesa sono normali in un pronto soccorso come il nostro» che accoglie anche fino a 300 pazienti al giorno. Il primario chiede «pazienza» agli utenti e annuncia che la nuova supertecnologica Tac «entrerà in funzione a giorni, appena completata la formazione del personale». Al momento si continua ad usare l’apparecchio della Radiologia; la sala gessi è aperta solo la mattina e il pronto soccorso pediatrico non è stato ancora attivato nella nuova struttura sanitaria. All’esterno, seduti lungo i muretti, sono lunghe le attese dei familiari che non possono ancora accedere nella mega sala d’attesa del presidio a causa delle restrizioni anti Covid.
Ivo D’Angelo arriva da Civitaquana. Riposa, con gli occhi chiusi, appoggiato ad un cancello. Alle 11.30 dice: «Aspetto notizie di mia figlia che si trova in pronto soccorso dalle 6.30. È snervante l’attesa, ma mi metto nei panni dei medici che devono visitare tante persone». «Mi manca tenere la mano di mamma, 81 anni, starle accanto per darle conforto» è il cruccio di Marcello D.D., cyber security pescarese. Alle 12 la signora Maria, da Collecorvino è seduta sul muretto di cinta dalle 9. Al telefono organizza il pranzo per chi resta a casa: «Non so quanto tempo resterò seduta qui. Ma su una panchina si starebbe più comodi».